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Libera, le consulenze di Enza Rando

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L’avvocato, membro del cda Crmo, nel 2015 ha avuto da Bonaccini un incarico da 25mila euro


Libera, le consulenze di Enza Rando

La chiamano antimafia. Antimafia come faro per arginare la cultura legata alla criminalità organizzata. Ma anche antimafia di professione, per citare l’incompreso Sciascia. E’ qual è il totem modenese e nazionale dell’Antimafia? L’associazione che tanto bene ha fatto in 20 anni di attività, ma anche l’ente intoccabile (soprattutto per il mondo Pd-Coop) che rappresenta la lotta alle mafie? Libera. La Libera del leader carismatico indiscusso, don Ciotti. Quel don Luigi Ciotti che dopo aver aiutato col gruppo Abele migliaia di tossicodipendenti, uomini e donne nelle morsa delle dipendenze, nel marzo del ’95, a tre anni dalle stragi di Palermo, ha avuto il coraggio e l’intelligenza di creare con Libera una realtà concreta contro i soprusi delle mafie. Difficile e scivoloso fotografare le contraddizioni di una associazione così importante e preziosa per il percorso personale di molti italiani, come per esempio i tanti giovani impegnati nel periodo estivo nelle terre strappate alle mafie e nelle migliaia di presidi territoriali. Per la formazione delle coscienze e per la responsabilità nella gestione dei beni confiscati. Ma la realtà è sempre complessa e vale la pena rischiare di raccontarl a , fo s s ’anche per rendere meno inarrivabili coloro che abbiamo eletto ad eroi. Ed è in questo contesto che tornano alla mente le parole del noto giornalista Attilio Bolzoni. Parole che - come ricordato dal senatore Stefano Vaccari - Bolzoni ha pronunciato più volte anche in Commissione Antimafia: «Bisognerebbe togliere per un paio d’anni un bel po’ di finanziamenti alle associazioni antimafia e assisteremmo ad un fuggi fuggi generale». Considerazioni che proprio su Prima Pagina recentemente sono state commentate da Vaccari stesso, dal presidente di Alleanza 3.0 Turrini e dal senatore Carlo Giovanardi. Considerazioni che è impossibile non applicare al caso pur importante e positivo, addirittura baluardo fondamentale per plasmare la resistenza alle connivenze, di Libera. Un colosso che oggi vale 5 milioni di fatturato all’anno.

Don Ciotti, definito pochi mesi fa «despota» dal figlio di Pio La Torre che ha lasciato Libera, appena un anno fa era in Consiglio comunale a Modena per il conferimento della cittadinanza onoraria al pm Antonino Di Matteo e da sempre ha un legame particolare col nostro territorio. Eppure Libera negli ultimi due anni è finita nel mirino di polemiche nazionali per le ripetute dimissioni dei suoi vertici e per il suo profilo che pare sempre più di holding finanziaria. A margine va detto che il, pur discusso, pm anticamorra Catello Maresca ha affermato che «Libera non è affidabile » perché «ha interessi di natura economica »: «una antimafia incompatibile con lo spirito dell’antimafia iniziale». E per questo è stato querelato (va detto che a fine febbraio 2017 Maresca ha ritrattato tutto e si è scusato clamorosamente con Ciotti). Bene. E Modena in tutto questo? Libera a Modena ha il volto della 58enne avvocato Vincenza Rando, componente della segreteria nazionale dell’associazione e responsabile de ll’Ufficio legale. Insomma l’avvocato di Libera (quasi fosse un titolo nobiliare) è stramodenese.

Per essere precisi il referente provinciale di Libera (nel modenese l’associazione conta 200 soci e 14 associazioni iscritte) è il professore universitario Maurizio Piccinini (che ha sostituito lo scorso anno Gerardo Bisaccia, responsabile Arci per Vignola), mentre nell’ufficio di segreteria siedono anche Franco Zavatti della Cgil e Mara Fonti (madre del giornalista del gruppo Espresso Giovanni Tizian). Comunque, se l’elenco completo dei vertici modenesi preciso non è disponibile on line (come del resto quello nazionale), il vero simbolo di Libera a Modena è indubbiamente Vincenza Rando. Come non vi sono dubbi sul legame che lega a doppio filo la stessa Rando col mondo Pd. L’associazione è sostenuta a livello nazionale anche da gruppi da sempre vicini al Pd come Unipol che, per esempio, destina un euro per ogni polizza alla creatura di Don Ciotti. Il Pd alle cui feste de l’Uni - tà Libera dà sempre bella mostra di sè con bandiere e banchetti. Pd e coop come citavamo prima. Enza Rando, nata a Niscemi (Comune del distretto di Caltanisetta di cui è stata vicesindaco per il centrosinistra) il 9 giugno del 1958, l’anno scorso è entrata nel cda della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena dalla quale percepisce un compenso annuo di oltre 51mila euro (spinta da Francesca Maletti, ma sostenuta in pieno da Giancarlo Muzzarelli), dopo essere stata membro del cdi della Fondazione (nel 2010 a nominarla fu invece l’esponente Pd cattolico Emilio Sabattini, allora presidente della Provincia). Ma i legami dell’avvocato siciliano con le amministrazioni targate Pd (ex Margherita o ex Ds poco importa) sono innumerevoli. Ad agosto 2015 ha ottenuto dalla Regione del presidente Pd Stefano Bonaccini u na consulenza da 25mila euro per l’«armonizzazione e semplificazione fra la normativa regionale e nazionale in materia di legalità». In pratica è stata tra le ideatrici del famoso «Testo Unico», non a caso tanto apprezzato dal suo collega di Libera Zavatti. Bonaccini che, per completare l’opera, dopo averla provata a inserire nella lista dei consiglieri regionali Pd (la Rando rifiutò su consiglio di Ciotti stesso) l’ha voluta nella sua neo-creata ‘Consulta le galità’. Dal 2014 ha avuto un incarico annuo da 20.400 euro da Sorgea, la multiulity che offre servizi acqua e gas in alcuni Comuni della Bassa (Finale in testa) e del Bolognese e il cui revisore è quella Alessandr a Pederzoli, moglie del sindaco Muzzarelli. E ancora: attraverso il suo rinomato studio legale (di cui è contitolare con l’avvocato Pietro Gurrieri, da dicembre 2014 vicepresidente nazionale di Avviso Pubblico, carta alla quale ha aderito anche il Comune di Modena, nonostante, dopo le dimissioni proprio nel 2014 da assessore del Comune siciliano di Vittoria, non abbia più incarichi istituzionali) ha fatto consulenze per la Provincia di Modena (per esempio 96mila euro nel 2010 e 25.168 euro nel 2013 per ‘supporto al Rup sulle espropriazioni’) e per migliaia di euro per diversi comuni ed enti modenesi (a Nonantola fu per 49mila euro responsabile unico del secondo stralcio della variante alla strada provinciale) ed emiliani (tutti amministrati dal Pd). Sempre attraverso il suo studio legale, ha curato la costituzione di parti civili in processi penali relativi a reati di mafia come Aemilia. Oltre ai processi per Liberi, questi sì, ma solo questi, a quanto ci risulta a titolo gratuito. Del resto che Libera – pur professandosi scollegata dai partiti – sia vicina alla galassia Pd non vi sono dubbi. Molti dei dirigenti sono legati a quel partito, i finanziamenti principali arrivano da Legacoop (come si desume dal bilancio) e gli stessi fornitori di servizi sono in alcuni casi i medesimi.

Da Modena a livello nazionale. Libera raccoglie oltre 1.500 associazioni e gestisce 1.400 ettari di terreni confiscati alle mafie con un fatturato che, come detto, supera i 5 milioni di euro all’anno. Libera nel 2015 (i dati sono pubblicati sul sito) ha chiuso il bilancio con un avanzo di 44.765 euro (erano 207.317 nel 2014). L’associazione vive di quote associative (30 euro a tessera per 210.881 euro nel 2015), ma soprattutto di 5 per mille (700.237 euro, in aumento sul 2014) e di contributi dalla Fondazione Unipolis per 70mila euro (la Fondazione Unipol che fa riferimento alla Legacoop, che guarda caso parla di Libera come del faro nelle tenebre dell’illegalità e della «più grande esperienza di risveglio delle coscienze» per citare il presidente di Alleanza 3.0 Adriano Turrini). Infine vive di lasciti ereditari (nel 2015 187.097 euro) e di campagne di raccolta fondi (nel 2015 un milione e 153mila euro). Libera sul 2015 ha avuto disponibilità liquide per un milione e 460mila euro (contro gli 883mila del 2014) e crediti per 977.834 euro. Un bilancio che declinato su Modena è stato presentato e approvato un mese fa. Presentazione però nota solo ai soci, non essendo il bilancio di Modena (così come l’organigramma) disponibile a tutti.

«La sensazione è che tutto sia cambiato, a partire dall'idea stessa di antimafia, oggi fagocitata dal sistema, diventata anch’essa un pezzo di sistema, perché sempre più succube della necessità di assicurarsi risorse finanziarie. Qual è la reale capacità di denuncia di un’antimafia che è appesa ai finanziamenti pubblici e appare sempre più consociativa al potere che tiene i cordoni della borsa?». Così Giuseppe Pipitone in un articolo del Fatto Quotidiano dello scorso dicembre. Una conclusione che citiamo volentieri e che possiamo fare nostra. Sapendo che nella nostra terra il potere e i cordoni della borsa pubblica sono in mano al mondo che ruota intorno al Pd e al sistema cooperativo. E allora qual è la reale capacità di oggettività di Libera che, con questo mondo, va a braccetto?

Non solo. Pur lasciando a Libera la ‘purezza’ predicata da don Ciotti, sulla quale non abbiamo dubbi, quanto la leader modenese Rando ha beneficato del suo ruolo nell’as so ci azione per ottenere incarichi istituzionali nella Regione di Bonaccini e non solo? Nulla di illecito ovviamente, ma è questione di opportunità. Se la legalità non è nè di destra nè di sinistra, l’accettare incarichi politici quanto vincola? Se l’essere avvocato di Libera apre porte di successo ed economicamente vantaggiose, il dire sì alle prestigiose proposte targate Pd non toglie forse libertà al ruolo chiave che la Rando stessa ha nella associazione? Privilegi che i tanti giovani che credono nel verbo antimafia di don Ciotti e impegnano il loro tempo per questo, non hanno e che forse non si sentono ancora traditi, ma certamente si cominciano a chiedere se i dirigenti della loro associazione siano davvero animati semplicemente dal medesimo entusiasmo.

Leo



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