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'Modena, quella lapide sul palazzo Ducale è un affronto a chi si oppose al regime dei Duchi'

'Modena, quella lapide sul palazzo Ducale è un affronto a chi si oppose al regime dei Duchi'

Brandoli: 'Per imperscrutabili e sordi voleri di palazzo, noi modenesi dobbiamo subire una tale umiliazione verso la storia stessa della nostra città'


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'Apprendo oggi che nonostante la ferma opposizione espressa dal nostro Comitato, così come da Italia Nostra e da altre istituzioni culturali modenesi, sabato mattina in piazza Roma si compirà un vero e proprio affronto alla memoria di Ciro Menotti, Manfredo Fanti, Nicola Fabrizi, Don Giuseppe Andreoli, Pietro Celestino Giannone e di tutti gli altri modenesi che hanno combattuto contro il regime assolutista dei duchi Austro-Estensi, che sempre si opposero con la forza e nei fatti all’idea stessa dell’unità e della libertà d’Italia. Ma sin dalla deprecabile chiusura immeritata del Museo del Risorgimento modenese decenni or sono, la memoria degli uomini che fecero l’unità nazionale si sta colpevolmente perdendo'. Così, in una nota, il direttore del Comitato di Modena dell’istituto Nazionale per la Storia del Risorgimento, Mariano Brandoli.

'In questi tempi di assurdi revisionismi storici, si giunge a scrivere su una lapide che il Ducato Austro Estense, insieme agli altri stati preunitari, diede vita nel 1861 al regno d’Italia. Una falsità colossale! A compiere l’impresa dell’Unità d’Italia fu re Vittorio Emanuele II di Savoia con i suoi fedeli patrioti, mentre il duca Francesco V d’Austria Este fuggì a Vienna presso la corte asburgica e lì restò fino alla morte.
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La vita la diedero i modenesi che combatterono contro i duchi per la libertà dall’Austria soffrendo le condanne e l’esilio - afferma Brandoli -. Per imperscrutabili e sordi voleri di palazzo, noi modenesi dobbiamo subire una tale umiliazione verso la storia stessa della nostra città, patria del tricolore in tandem con Reggio Emilia, città che ebbe nella Medaglia d’Oro alla Resistenza il coronamento di un secolo e più di lotta per la libertà, dove sin dal 1796 le ribellioni contro l’autocratico potere ducale si sono susseguite di generazione in generazione sino al 1861. Una vera e propria pugnalata alle spalle di quella statua di Ciro Menotti che guarda ancor oggi in piazza Roma orgogliosamente verso le finestre da cui si affacciava il duca Francesco IV d’Austria Este, che si oppose a tutte le richieste di grazia per la sua vita, così come aveva fatto in precedenza con il mite sacerdote don Andreoli, decapitato nel 1822 a Rubiera senza che mai avesse torto a nessuno un capello'.

'Chiediamo dunque che la frase “uno degli antichi stati che diedero vita nel 1861 al regno d’Italia” sia cancellata da quella lapide che si sta per inaugurare, perché falsa e irrispettosa della storia di Modena e dell’Accademia Militare medesima,
che ebbe in Manfredo Fanti, cospiratore al fianco di Ciro Menotti e combattente per la libertà e unità d’Italia contro l’impero d’Austria, colui che pose nell’ex palazzo ducale la sede della scuola militare che diverrà poi l’odierna Accademia. Chiediamo inoltre che il Comune di Modena dia finalmente seguito a quanto promesso nell’Ordine del Giorno relativo a Modena città del Risorgimento, prima firmataria la consigliera Di Padova, approvato negli ultimi mesi della passata legislatura consiliare. Con questo documento il Consiglio Comunale di Modena si è impegnato a valorizzare le memorie storiche risorgimentali cittadine sia con l’apertura di nuove sale nell’ampliamento dei Musei Civici, che con iniziative scolastiche e culturali capaci di ridare nella memoria dei modenesi l’immagine di una città che fu sempre tra le prime d’Italia nella lotta per la libertà, sin da quando gli italiani non erano che “un volgo disperso che nome non ha” in balia delle potenze straniere'.

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