'Gli autotrasportatori stanno vivendo una fase drammatica: il gasolio resta stabilmente sopra i due euro al litro e, ad oggi, non si intravedono soluzioni concrete nel breve periodo. Ma il vero nodo, come evidenziato anche da CGIA di Mestre, è la crisi di liquidità: il carburante si paga subito, mentre i trasporti vengono incassati anche a 60-120 giorni. Questo squilibrio finanziario sta mettendo in ginocchio le imprese, fino al punto di fermare i camion non per mancanza di lavoro, ma per impossibilità di sostenere i costi anticipati'.
'La stessa analisi evidenzia, come abbiamo denunciato più volte, come strumenti teoricamente pensati per tutelare il settore, come il fuel surcharge, siano nella realtà difficilmente applicabili: i piccoli autotrasportatori non hanno la forza contrattuale per imporlo, mentre i grandi committenti lo contestano o lo riducono. Il risultato è che il caro carburante resta quasi interamente sulle spalle dei vettori. A ciò si aggiunge un quadro di misure pubbliche contraddittorie: il taglio generalizzato delle accise, anziché aiutare davvero il settore, ha di fatto neutralizzato il beneficio dei rimborsi dedicati agli autotrasportatori. E il credito d’imposta previsto esclude la maggior parte del parco circolante, risultando accessibile solo a una minoranza delle imprese'.
'In questo contesto, la rappresentanza appare non solo debole, ma confusa. Da un lato Unatras proclama il fermo nazionale; dall’altro Assotir prende le distanze, dichiarando che non è la soluzione. Nel frattempo Trasporto Unito si muove in autonomia, salvo poi rinviare l’iniziativa prevista a causa della tragica morte di un collega investito mentre stava organizzando un presidio. Resta il dramma umano, che impone rispetto e silenzio. Ma resta anche un quadro generale disordinato, frammentato e privo di una guida chiara'.
'A rendere ancora più evidente questa confusione è anche la gestione del fermo annunciato: una misura proclamata oggi ma destinata, per effetto dei termini di preavviso, a entrare in vigore non prima del 15 maggio.
'In una fase come questa, chi rappresenta il settore dovrebbe esercitare un ruolo forte, autonomo e, quando necessario, anche critico nei confronti delle istituzioni. Una rappresentanza credibile non si misura sulla qualità dei rapporti personali con il Governo, ma sulla capacità di ottenere risultati concreti e di difendere gli interessi degli autotrasportatori. Quando questo viene meno, il rischio è quello di smarrire completamente il senso del proprio ruolo. Il punto non è polemico, ma sostanziale: se la priorità diventa ribadire vicinanza istituzionale anziché affrontare i problemi reali della categoria, si crea un evidente scollamento tra chi rappresenta e chi lavora ogni giorno sulla strada. Il Tavolo dell’autotrasporto deve tornare ad essere un luogo di confronto vero, anche duro se necessario, e non uno spazio in cui si evitano tensioni per preservare equilibri'.
'Ruote Libere continuerà a lavorare in questa direzione: una rappresentanza autonoma, coerente e focalizzata esclusivamente sulla tutela degli operatori. Perché la rappresentanza non è una posizione da occupare, ma una funzione da esercitare.



