Domenica il Duomo di Modena ha ospitato il concerto di Nicola Piovani. Con il suo “Note a margine” Piovani ha proposto il racconto in musica di quarant’anni di cinema e teatro. L’appuntamento, promosso anche quest’anno da Fondazione di Modena in occasione della festa del Santo Patrono, ha visto la Cattedrale gremita.Ma una cattedrale non è un luogo che si limita ad accogliere.È un luogo che giudica ciò che accoglie, non in senso morale, ma simbolico. La sua forma, la sua storia e la sua funzione costituiscono un criterio, non un semplice contesto.Quando un allestimento riorganizza lo spazio liturgico secondo una logica estranea senza che questo generi alcuna domanda, significa che il luogo ha smesso di esercitare la propria autorità simbolica. L’altare rimane, ma non struttura più lo spazio. È presente, ma non normativo.L’evento è stato gestito con competenza e ordine. Ed è proprio questa assenza di frizione a interpellare. Nulla ha resistito, nulla ha posto una soglia, nulla ha chiesto di essere misurato. Tutto è stato assorbito con naturalezza, come se non vi fosse più nulla da custodire.In questo quadro, la tradizione musicale propria della cattedrale non è stata messa in questione né difesa. Ha aderito senza riserve, senza tensioni visibili, senza rivendicare una funzione critica.
È un dato che non va letto in chiave personale, ma istituzionale: quando una cappella musicale rinuncia a essere coscienza del luogo e accetta di essere semplicemente parte del dispositivo, qualcosa del suo mandato si indebolisce.La piena integrazione, in questi casi, non è sempre un segno di maturità ecclesiale. Può indicare, più sottilmente, una progressiva perdita di consapevolezza del proprio ruolo. La tradizione non viene negata, ma resa compatibile con tutto. E ciò che è compatibile con tutto, alla fine, non orienta più nulla.Anche il silenzio dell’autorità va collocato su questo piano. Non come omissione, ma come scelta di non esercitare una funzione di discernimento pubblico. Quando il criterio simbolico viene sospeso in nome della riuscita dell’evento, il luogo sacro continua a esistere, ma smette di porre condizioni.Non si è trattato di una violazione.Si è trattato di una normalizzazione.E nella vita della Chiesa, la normalizzazione del sacro è spesso più problematica della contestazione aperta, perché avviene senza conflitto e senza parole. Proprio per questo, richiede oggi una riflessione più seria di quanto non sembri.
Lettera firmataFoto Fondazione Modena