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De Chirico a Modena: la mostra che rompe la mediocrità culturale

De Chirico a Modena: la mostra che rompe la mediocrità culturale

Cinquanta opere raccontano l’ultimo decennio creativo del maestro della Metafisica. Un evento di livello nazionale per il rilancio culturale di Modena


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Modena dedica finalmente una grande mostra a Giorgio de Chirico, figura chiave dell’arte del Novecento e fondatore della pittura metafisica. Giorgio de Chirico. L’ultima metafisica, a cura di Elena Pontiggia, riunisce circa cinquanta opere provenienti dalla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, offrendo al pubblico uno sguardo ravvicinato sull’ultimo decennio creativo dell’artista, tra il 1968 e il 1978.
È un periodo meno conosciuto ma sorprendente, in cui de Chirico, ormai ottantenne, stupisce il mondo dell’arte con una rinnovata giovinezza dello sguardo. Non si limita a replicare le invenzioni giovanili che lo avevano reso celebre, ma le rielabora e le trasforma, caricandole di nuovi significati. Le piazze metafisiche, le nature morte enigmatiche, i manichini e le architetture sospese tornano così a vivere in una dimensione diversa, più consapevole e riflessiva, ma non meno affascinante.
La mostra è ospitata nella nuova ala del Palazzo dei Musei ed è visitabile fino al 12 aprile 2026. L’ingresso alla biglietteria avviene da viale Vittorio Veneto, mentre il lunedì resta il giorno di chiusura settimanale.
L’evento rappresenta un segnale importante per la città. Finalmente Modena propone un’esposizione di livello nazionale, capace di attrarre pubblico e di restituire centralità alla cultura.
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Un fatto tutt’altro che scontato in un contesto urbano dove, negli ultimi anni, si è spesso privilegiata l’edilizia con la promessa di creare nuovi spazi espositivi, oggi in parte sottoutilizzati.
La speranza è che questa mostra non resti un episodio isolato, ma diventi l’inizio di una programmazione culturale più ambiziosa e continuativa. Anche perché investire in cultura significa investire nell’economia cittadina: mostre di prestigio attirano visitatori, generano turismo, portano movimento nei ristoranti, negli alberghi e nelle attività commerciali. Anche una visita “mordi e fuggi” contribuisce comunque a creare valore.
Dal punto di vista organizzativo il percorso espositivo risulta complessivamente ben strutturato e scorrevole. Qualche elemento potrebbe però essere migliorato: un’illuminazione più curata e apparati didattici più approfonditi per ogni opera avrebbero reso l’esperienza ancora più completa e accessibile anche al grande pubblico.
Resta il dato principale: Modena torna, almeno per questa occasione, a essere un punto di riferimento culturale. Un segnale positivo che merita continuità, affinché la città possa smettere di apparire “grigia” e iniziare a giocare un ruolo più ambizioso nel panorama artistico nazionale.
 

B. Lazzari
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