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Se il 'Risorgimento' parte da Modena

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La presentazione della rivista all’Accademia Nazionale delle Scienze, Lettere e Arti di Modena


Se il 'Risorgimento' parte da Modena

Con il contributo dei professori Bertucelli dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Betrì dell’Università degli Studi di Milano, Balzani dell’Università degli Studi di Bologna, Montecchi, Presidente del Comitato di Modena dell’Istituto per la storia del Risorgimento e coordinati dalla Prof.ssa Beggi Miani, Presidente della Sezione di Storia Lettere e Arti, giovedì scorso si è presentato all’Accademia Nazionale delle Scienze, Lettere e Arti di Modena, la rivista “Risorgimento”.

 

Il dato emerso con forza è che gli italiani hanno una conoscenza vaga e imprecisa del movimento che permise la nascita della nazione. Forse siamo l’unica Paese al mondo che non festeggia adeguatamente la sua indipendenza e unità, proclamata il 17 marzo 1861 a Torino, Palazzo Carignano. Nelle scuole e nelle università, la ricerca, l’approfondimento o anche solo l’impegno per mantenere vivido il ricordo dei tanti che persero la vita per un ideale, è diafano, sbrigativo, forse addirittura contrastato. È come se quell’Italia avesse poco a che fare con l’attuale e il racconto che ne è stato fatto, non corrispondesse ad una completa verità.

 

I temi che propone il Risorgimento sono ancora tutti aperti e, ragionando, ne è un esempio la frase di Don Fabrizio ne “Il gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. “Noi fummo i gattopardi, i leoni. Chi ci sostituirà saranno gli sciacalli, le iene.”. Altro spunto è il “Verismo” (quest’anno, tra l’altro, si celebra i cent’anni dalla morte di uno dei suoi esponenti maggiori: Ruggero Leoncavallo, celebre autore dell’opera i “Pagliacci”). Nonostante l’ingente spargimento di sangue e i molteplici atti d’eroismo dei soldati e dei volontari compiuti durante la Seconda Guerra d’Indipendenza, il sogno di un’Italia unità non era stato raggiunto e da questa delusione nacque quella sorta di pessimismo che permeò le opere veriste. La popolazione, ma anche la nobiltà e la ricca borghesia, non avevano più fiducia che l’Italia riuscisse a diventare nazione e vedevano con diffidenza questo progetto, come suggerisce Don Fabrizio. Il Risorgimento non fu quindi l’aspirazione unica di un popolo diviso, che vide in Vittorio Emanuele II il “Principe” ipotizzato da Machiavelli, colui capace di realizzarla. Esistevano vari e diversi “risorgimenti”.

 

Il nostro cammino della storia si dipana poi con la Prima Guerra Mondiale, da molti considerata la IV Guerra d’Indipendenza, e giunge al “fascismo”, ad una esaltazione dell’identità nazionale, sempre necessaria alle dittature. A Massimo D’Azeglio s’attribuisce la frase “Fatta l’Italia, dobbiamo fare gli italiani” e Mussolini sapeva bene che questa unità di popolo, indispensabile alla sua visione politica, era ancora al di là da venire. Aveva necessità di un punto di partenza e così fu Roma, primo esempio di un’Italia unita e potente. Tutta l’attività di propaganda, d’esaltazione delle cultura e delle imprese italiche ed ogni riforma aveva un solo scopo: creare il popolo.

 

Gli orrori della Seconda Guerra Mondiale produssero un’opposizione a tutto ciò che poteva ricondurre al “nazionalismo” e in quest’opera naufragò anche il termine “Patria”, che non è sinonimo del precedente. Questa operazione culturale profonda intaccò anche il Risorgimento e si ripropose il tema d’individuare un punto di partenza per aprire un nuovo capitolo della storia. Questo nuovo inizio fu la “Resistenza”, la “Liberazione” e la nascita della Repubblica. Ma come per il “Risorgimento” non esiste un’unica e condivisa visione dei fatti, anche questo ennesimo inizio è liquido, in parte confutato.

 

«Un popolo che non conosce il proprio “ieri”, non può avere un “domani”» disse Montanelli e noi non solo abbiamo modeste informazioni sul nostro passato, ma queste sono addirittura contestate. Purtroppo, riecheggia ancora la sentenza su di noi espressa da Metternich: “L’Italia è una semplice espressione geografica”.

 

Il contrasto Nord – Sud, tra coloro che hanno ideato e sostenuto il progetto di unità e chi si ritiene conquistato per la gloria di Casa Savoia, non si è ancora dissolto completamente e nell’agone politico il confronto Destra – Sinistra spesso travalica la condizione di “avverso” per approdare a quella di nemico.

 

L’Italia ha bisogno di un quarto inizio e questo nuovo principio ha un termine solo: verità, verità storica su dati oggettivi, qualunque essi siano. Questo è il compito che attende gli studiosi e le generazioni future, quando le diverse questioni rimaste aperte avranno perso gran parte della loro carica emotiva e, forse, altri contrasti sociali impegneranno la nostra attenzione.

 

Massimo Carpegna



Massimo Carpegna
Massimo Carpegna

Docente di Formazione Corale e del master in Musica e Cinema presso Istituto Superiore di Studi Musicali Vecchi Tonelli di Modena e Carpi. Direttore d'orchestra compositore con partitu..   Continua >>


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