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Art1: 'Castelfrigo porta le nuove schiavitù sulle nostre tavole'

Data: / Categoria: Economia
Autore:
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Intanto il Pd è rimasto alle parole di Richetti: 'Non lasceremo soli gli imprenditori'


Art1: 'Castelfrigo porta le nuove schiavitù sulle nostre tavole'

Partecipiamo con determinazione a questa battaglia per la dignità nel lavoro: i lavoratori non sono merci a disposizione né di sedicenti approfittatori, né di quelle imprese che si appellano ai facili licenziamenti permessi dal Jobs Act e alla mancata applicazione dell’Art.18. La vicenda di Castelfrigo è aggravata dal fatto che il tema non riguarda solo il rispetto della dignità dei lavoratori e l’applicazione dei contratti di categoria, che già di per se’ basterebbero per mandare avanti con forza azioni politiche decise ed urgenti per risolvere la situazione, ma anche dalla mancata osservanza della legalità e delle normative sugli appalti per seguire una costante evasione contributiva e fiscale – dichiara il consigliere Marco Cugusi a nome del gruppo Articolo Uno-Mdp/PermeModena- Urge portare all’attenzione del Governo un caso che attende da troppo tempo risposte concrete, chiedendo di chiudere le cooperative spurie accelerando e approvando subito la legge. Sul piano locale sollecitiamo Muzzarelli, nella sua qualità di Presidente della Provincia affinché intervenga nel ‘tavolo carni’ per far rientrare i licenziamenti costringendo l’azienda a rispettare gli accordi, e, per il futuro, per evitare nuovi appalti a cooperative di dubbia provenienza ”.

 La procedura di licenziamento collettivo delle cooperative in appalto alla Castelfrigo riguarda 75 socio-lavoratori su 148: l’allarme dopo il mancato accordo del 13 ottobre scorso fra i sindacati e le due cooperative che gestiscono il personale dell’azienda (Ilia e Work Service) che si sono dichiarate decise a procedere nonostante l’azienda continui a lavorare a ritmi intensi e nonostante le avanzate proposte di ridistribuzione degli orari di lavoro tra i soci-lavoratori senza costi aggiuntivi. Per i lavoratori non sono previsti né ammortizzatori sociali conservativi, né incentivi all'esodo.

 'Castelfrigo porta le nuove schiavitù sulle nostre tavole attraverso i grandi marchi alimentari che a Castelnuovo si riforniscono. Il comparto, invece di puntare a uno sviluppo basato su qualità e investimenti, come sempre accade, basa la propria competitività sulla riduzione del costo del lavoro. La vertenza è infatti emblematica della condizione di degrado, sfruttamento e mercificazione dei lavoratori che tocca gran parte del distretto alimentare modenese, in particolare il comparto di lavorazione delle carni dove troppo spesso operano società di dubbia gestione come le cooperative spurie in cui  viene disatteso ogni diritto - affermano i bersaniani -. Tra l’altro, il tutto si attua nel momento in cui stava per essere applicato il contratto di lavoro dell’industria alimentare, come deciso nell’accordo siglato a febbraio 2016, strappato dopo settimane di picchetti, tensioni e denunce di condizioni di lavoro inaccettabili fatte di gravi irregolarità e mancata applicazione dei contratti di categoria'.

RICORDIAMO A RIGUARDO LA POSIZIONE CHE PRESE DUE ANNI FA IL PD ATTRAVERSO IL DEPUTATO MATTEO RICHETTI, OGGI PORTAVOCE DI RENZI, SULLA SITUAZIONE DEI LAVORATORI NEL COMPARTO CARNI

Proviamo a usare parole di chiarezza e fuori dal politichese. Il distretto delle carni è uno dei più importanti del modenese e dell’Emilia Romagna. Da troppi mesi ormai si ripetono episodi di contestazione e “sciopero” (lo metto tra virgolette perchè lo sciopero prevede delle regole, cio’ che sta avvenendo le calpesta tutte) che arrivano ad impedire ai lavoratori che vogliono tranquillamente fare il loro lavoro, di farlo. In diverse aziende il copione è sempre lo stesso: pullman organizzati che portano persone da fuori che nulla hanno a che vedere con l’impresa e i suoi lavoratori. Iniziative non autorizzate e totalmente fuori dal contesto di relazioni sindacali di imprese e territorio. E se da un lato si è fatto di tutto per evitare scontri e uso della forza, dall’altro non si può continuare ad assistere a vere e proprie violenze personali su chi si vede costretto a perdere lavoro e retribuzione. Io lo dico con chiarezza: sto con le imprese e con il lavoro che creano. Sto con il sindacato che riconosce il valore del lavoro e lo tutela. Ma chi strumentalizza i lavoratori e li usa per riproporre scontri ideologici che fanno perdere occupazione ed energie va fermato. Arrivare e bloccare le aziende e i lavoratori è da giungla, non da Emilia Romagna. E non lasceremo solo chi con coraggio resiste a queste provocazioni.

Matteo Richetti



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