Invece, nel dopo festa-provinciale, il nome che circola con più insistenza per raccogliere il testimone di Marika Menozzi, è Marika Menozzi stessa. La diretta interessata finge di non volerne sapere, di voler fare solo il sindaco e di non voler accettare un incarico da segretario vero, ma dietro le quinte i leader del vecchio Pd stanno apparecchiando la tavola per lei.
Grande stratega della partita è sempre lui, Stefano Bonaccini, che per evitare di dover prendere posizioni nella sfida tra la corrente di Muzzarelli e quella di Vaccari, ha deciso di puntare tutto sullo status quo.
La Menozzi, dal canto suo, nel suo discorso di apertura della Festa aveva premuto l'unico tasto che sapeva poter mettere d'accordo sia Vaccari che Muzzarelli, e cioè la difesa a prescindere di Stefano Reggianini. Applaudito senza se e senza ma, per la gioia di Giancarlo e Stefano.
Una mossa che le ha garantito il sostegno di entrambi (quello di Muzzarelli era scontato) a discapito di un cambiamento vero del partito.
Se davvero si andasse a una segreteria Menozzi acclarata è evidente infatti che a vincere sarebbero i capibastone attuali che potrebbero contare su un segretario fidatissimo. Una scelta che d'altro canto certificherebbe la debolezza di un partito sempre meno in grado di indicare una linea politica e sempre più piegato a logiche lontane dai nomi concreti espressi in segreteria.
Con la Menozzi uscirebbero sconfitti tutti coloro che auspicavano un confronto vero e un cambiamento reale. In primis il sindaco di Modena Massimo Mezzetti che era pronto a convergere sul nome di Massimo Paradisi. Ma è una sconfitta che profuma comunque di vittoria, perchè con la certificazione di un segretario dimezzato nei fatti, con un Pd incapace anche di mantenere la promessa di un congresso fatta
Giuseppe Leonelli
Foto Frizio


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