L'occupazione e la cassa integrazione
Modena però figura anche tra le prime province emiliano-romagnole per numero di ore autorizzate di cassa integrazione che nei primi nove mesi del 2025 ammontano a 6 milioni, con una crescita del 23,5% delle ore autorizzate rispetto ai primi nove mesi dell’anno precedente (era +405,7% nel 2024).L’ufficio studi Lapam Confartigianato ha analizzato anche gli occupati e profili più ricercati. Nei primi nove mesi del 2025 in Emilia-Romagna si osserva un calo del 6,9% degli occupati nella Manifattura: si tratta di uno dei cali più severi tra le principali regioni a vocazione manifatturiera, e la prima flessione dell’occupazione dal 2020. Tuttavia la difficoltà di reperimento di lavoratori nel settore metalmeccanico è più elevata rispetto alla media.
Difficoltà nel reperire personale
Le imprese emiliano-romagnole con dipendenti della meccanica si aspettano di avere difficoltà a reperire due entrate su tre (il 60,5% delle entrate previste), superiore di 9,8 punti alla media del 50,7%. La difficoltà di reperimento nel settore è cresciuta di 19,8 punti in regione, passando dal 40,7% del 2017 al 60,5% del 2025. Questa difficoltà cresce in particolare tra le micro imprese con 1-9 dipendenti (79,5% delle entrate è di difficile reperimento) e le imprese artigiane (74,8% è di difficile reperimento). Le imprese del settore cercano in particolare profili tecnici: il 65,2% delle entrate sono operai specializzati e operai di macchinari fissi e mobili e conduttori d’impianti. Sette operai specializzati su 10 sono difficili da reperire (70,8%), nel 42% dei casi per ridotto numero dei candidati e nel 25,7% per inadeguatezza dei candidati. La provincia di Modena esprime un quinto (20,6%) della domanda di entrate delle imprese meccaniche dell’Emilia-Romagna del 2025.'I dati del nostro ufficio studi – afferma Davide Gruppi, presidente della categoria Meccanica di Lapam Confartigianato e anche presidente di Confartigianato Meccanica Emilia-Romagna – mostrano un quadro in chiaroscuro. La forte vocazione all’export dei nostri territori permette alle nostre imprese una certa resistenza. Restano comunque preoccupazioni sia per le minori vendite sul mercato statunitense che per la maggiore concorrenza della produzione cinese dirottata verso l’UE. Anche il dato della cassa integrazione deve far riflettere: per quanto meno impattante rispetto al 2024, rimane comunque di rilievo per le imprese dell’area. Auspichiamo che la ripresa dei mercati esteri sia un segnale di effettiva risalita e che non si assista a una nuova frenata, così da riprendere in maniera importante gli scambi con i paesi di riferimento per il nostro export.




