Legacoop Estense associa 200 cooperative, pari a oltre 3.000 sedi locali ed imprese consorziate sui territori di Modena e di Ferrara, che nel 2023 hanno prodotto e distribuito ricchezza per 7,9 miliardi di euro, in crescita del 2,4% sul 2022. Soci e socie ammontano a 481mila unità, un numero che - se consideriamo gli abitanti dei territori “estensi” - conferma il forte radicamento cooperativo sulle due provincie: un abitante su due è socio di una cooperativa.
La prevalenza mutualistica – che misura la partecipazione attiva dei soci all’attività di impresa – si attesta al 71%. In crescita il numero di persone occupate, che nel 2023 raggiunge quota 34.541 (+ 3% sul 2022), con l’86% di contratti a tempo indeterminato, l’occupazione femminile al 54%. Sull’occupazione femminile, si registra una crescita dei contratti a tempo indeterminato e una diminuzione di quelli a tempo determinato. Il 78% delle associate ha attivato politiche di conciliazione vita-lavoro e di welfare aziendale, dai sistemi di lavoro agili e flessibili, al sostegno al reddito e ai neo-genitori.
Con l’obiettivo di dare sostanza al principio di intergenerazionalità, le cooperative compiono scelte di consolidamento del patrimonio, destinando a riserva l’85% dell’utile prodotto, distribuendosene solo il 12% (il restante 3% va per legge al fondo per lo sviluppo cooperativo). Si tratta di “una scelta lungimirante – spiega Barbieri – che rende le cooperative più solide, in grado di gestire momenti di difficoltà e di affrontare investimenti per lo sviluppo, puntando così ad essere strutture imprenditoriali longeve e affidabili per i propri soci”. Sia il patrimonio netto sia il capitale sociale hanno registrato una progressiva crescita dal 2019 ad oggi.
Relativamente alle previsioni di chiusura dell’anno in corso, la prevalenza delle imprese consultate stima il giro di affari stabile (45%) o in aumento (38%). Il risultato netto sarà stabile per il 48%, in aumento solo per il 25%.
Guardando al 2025, alcune dinamiche impattano negativamente sulle prospettive di crescita, a partire dalla crisi di alcuni settori trainanti nel paese e nello specifico in Emilia-Romagna, come l’automotive e più in generale il manifatturiero, che rischiano di impattare su tutta l’economia regionale e sui livelli occupazionali. 'La crisi di importanti segmenti dell’industria, così come uno scenario politico ed economico internazionale instabile, rendono difficile per le imprese adottare uno sguardo di medio-lungo periodo e programmare investimenti per il futuro', prosegue Barbieri, che prospetta il 2025 come 'un anno ancora positivo ma a crescita contenuta, con il 69% delle cooperative che prevede una sostanziale stabilità occupazionale e il 26% che prevede un incremento. Se alcuni settori rallentano, in altri settori, ad esempio la cooperazione sociale, persiste una difficoltà strutturale di reperimento della manodopera, che va affrontata anche con adeguate politiche per la formazione'.


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