Considerare i lavoratori in cassa integrazione come occupati è inevitabile ma può distorcere, anzi distorce, la percezione della situazione reale. Le 18,7 milioni di ore di cassa integrazione autorizzate in Emilia-Romagna nel primo trimestre dell’anno mostrano una fragilità strutturale del mercato del lavoro e una precarietà crescente. Il caso di Modena è emblematico: una città nota per la sua vitalità industriale che ora vede il proprio sistema produttivo rallentare pericolosamente.
Modena e il settore manifatturiero in crisi
La meccanica e l’automotive, colonne portanti dell’economia modenese, sono i settori più colpiti. A livello regionale, le attività meccaniche hanno accumulato 11.633.164 ore di cassa integrazione, segnando un aumento del 39,3% rispetto al 2024, mentre le industrie metallurgiche hanno visto un incremento del 184,9%. Questi dati riflettono la stagnazione produttiva e il calo della domanda nei mercati internazionali.
'Siamo arrivati a 25 mesi consecutivi di calo della produzione industriale. Un fatto drammatico, aggravato dalle tante crisi aziendali che colpiscono in maniera diffusa il territorio. Chiediamo al Governo risposte concrete, ma l’immobilismo persiste' - afferma Massimo Bussandri, Segretario Generale CGIL Emilia Romagna
Considerare i lavoratori in cassa integrazione come occupati può distorcere la percezione della situazione reale. Le 18,7 milioni di ore di cassa integrazione autorizzate in Emilia-Romagna nel primo trimestre dell’anno mostrano una fragilità strutturale del mercato del lavoro e una precarietà crescente. Il caso di Modena è emblematico: una città nota per la sua vitalità industriale che ora vede il proprio sistema produttivo rallentare pericolosamente.
Secondo Bussandri, l’aumento della cassa integrazione è una delle tante conferme della crisi in corso: 'La manifattura è in difficoltà, i salari stagnano e la precarietà aumenta.
La CGIL regionale punta anche su questi dati per richiamare l'attenzione sul voto referendario dell'8 e 9 giugno: 'I referendum sui diritti del lavoro dell’8 e 9 giugno diventano un passaggio cruciale per rimettere al centro le condizioni dei lavoratori e le politiche industriali. La CGIL insiste sulla necessità di riforme che non si limitino a numeri rassicuranti, ma affrontino concretamente la realtà di un’economia sempre più fragile' - afferma e chiude la segretaria regionale del sindacato.


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