Hera conferma oggi ciò che aveva detto ieri: i rifiuti inceneriti nell'incendio che ha colpito l'impianto di recupero di via Caruso fanno parte delle categoria 'ingombranti' e 'multimateriali'. Che nel gergo della raccolta differenziata, e non, comprende anche plastiche, metalli. Classificati come non pericolosi, almeno quando sono stoccati e secchi ma che lo diventano quando vengono bruciati e finiscono sotto forma di fumi, polveri e gas, in atmosfera. Come è successo ieri sera. Nell'area dell'impianto segnalata in rosso dei capannoni dell'impianto Hera, ieri sera totalmente distrutti dall'incendio. Capannoni che si sono letteralmente liquefatti a seguito dell'enorme calore generato dal rogo dei rifiuti, anche plastici. Capannoni che almeno rispetto agli altri presenti nell'area (magra consolazione), non sono ricoperti da onduline di cemento amianto. Posti in un area che Hera tiene a sottolineare è diversa da quella della discarica di via Caruso, diventata ex dopo la chiusura contestuale alla scelta di farci passare, in mezzo a quei rifiuti, anche la linea dell'Alta Velocità.
Un area, quella interessata dall'incendio, che ha provocato la chiusura e la messa sotto sequestro penale da parte dei Carabinieri che stanno indagando su cause e responsabilità.
'I Vigili del Fuoco - ha fatto sapere Hera nel pomeriggio - sono impegnati nello spegnimento di alcuni focolai secondari ancora attivi all’interno del capannone e pertanto non facilmente raggiungibili.
'Hera - conclude l'ufficio stampa del gruppo - sta intraprendendo tutte le azioni al fine di limitare i disagi e alcune tipologie di rifiuto verranno temporaneamente dirottate verso altri impianti, anche nella disponibilità del Gruppo'.


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