Il tema è apparentemente tecnico, ma interessa milioni di italiani ed è quello relativo al superticket che grava sulle prestazioni diagnostiche e specialistiche.
Parliamo dell’importo aggiuntivo di 10 euro che i cittadini pagano su ogni ricetta: lo introdusse nel 2007 il governo Prodi, ma concretamente venne applicato nel 2011 dal centrodestra.
A chiederne (di nuovo) con forza la abolizione (l'abolizione totale avrebbe un costo complessivo stimato di circa 1 milione) è l'ex senatrice modenese Maria Cecilia Guerra (LeU), dalle colonne del suo blog sull'Huffington post. Una presa di posizione che merita di essere ripresa.
'Durante l'iter della legge di bilancio per il 2018, come Liberi e Uguali, ci siamo battuti per l'eliminazione del superticket che grava su prestazioni diagnostiche e specialistiche. Grazie anche alle forti sollecitazioni venute dalla società civile (in particolare la raccolta di decine di migliaia di firme da parte di Cittadinanzattiva) il tema è stato, sia pure solo molto parzialmente, accolto in legge di bilancio. In termini quantitativi si è trattato di un pannicello caldo: istituzione di un fondo di 60 milioni per la riduzione del superticket, contro i 600 che sarebbero necessari per la sua abolizione. In termini qualitativi, le indicazioni circa la destinazione di queste risorse sono risultate troppo vaghe per essere facilmente applicabili.
'Non vi è in definitiva - afferma la Guerra - nessuna garanzia che le risorse distribuite alle regioni vadano a favore di una riduzione del superticket, né tanto meno di una sua riduzione per soggetti più vulnerabili. A margine, può poi essere evidenziato anche qualche dubbio sul criterio utilizzato per la ripartizione del restante 10% (6 milioni) del fondo che, per rispondere alla seconda delle finalità indicate dalla legge di bilancio, è attribuito alle sole regioni che hanno previsto ampliamenti delle esenzioni rispetto a quelle obbligatorie (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Basilicata). Il costo sopportato da queste regioni per l'ampliamento di cui sopra viene stimato come differenza fra quanto esse dovrebbero incassare dal superticket (secondo le stime che furono effettuate al momento della sua reintroduzione, nel 2012) e quanto hanno effettivamente incassato nel 2016. Una modalità di calcolo invero molto discutibile. Questo scostamento è infatti solo in parte imputabile alle esenzioni introdotte.


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