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Bulgarelli, da presidente Seta a curatore di mostre sulla architettura

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Con i nostri soldi pagano persone che, per essere chiamati (nessun concorso), hanno il solo merito di far parte di un partito politico di nome Pd


Bulgarelli, da presidente Seta a curatore di mostre sulla architettura

Solitamente rimangono nella memoria i grandi successi e i grandi fallimenti. Alla categoria dei fallimenti politici appartiene l’ex presidente Seta, Vanni Bulgarelli. Dichiaratosi lui stesso incompetente di trasporti è stato indicato dal sindaco, Gian Carlo Muzzarelli, a presidente dell’azienda trasport … Oltre all’incompetenza (che è il requisito con il quale il sindaco sceglie le persone cui assegnare incarichi anche nel campo della cultura), Vanni Bulgarelli ha come titolo quello di aver scritto il programma elettorale di Muzzarelli. Ho sempre pensato che i danni che fa Muzzarelli non fossero solo colpa sua: uno da solo non può farne tanti… Non so se si tratta di uno scherzo o di una provocazione, ma questo Vanni Bulgarelli, personaggio passato da Hera (anche lì competenze zero, ma la provenienza Pci da queste parti è sempre un titolo), poi approdato a Seta, non ha mai avuto nulla a che fare con la curatela di mostre. Deve essere proprio per questa sua incompetenza, così gradita al sindaco, che ha ricevuto 104 milioni di vecchie lire da amministrare (insieme agli altri organizzatori) per realizzare un’esposizione totalmente inutile.

Si tratta di una mostra propagandistica pagata 35mila euro dalla Fondazione Crmo di Paolo Cavicchioli, messo sulla poltrona di presidente da Muzzarelli; 2mila euro li ha messi il Consorzio attività produttive; e 15mila euro l'Istituto Beni Artistici Culturali e Naturali (Istituto regionale che ha nel consiglio, ma guarda caso, Michelina Borsari). Per l'affitto della chiesa di proprietà Fondazione San Carlo dove è stata allestita la mostra, spenderanno 22mila e 570 euro. Perché paghino un ente privato come il San Carlo, quando dalla Galleria Civica al Mata, dall’ex Amcm al San Polo, hanno solo spazi che non sanno cosa farne, è un mistero... Questa mostra, ha lo scopo di dare visibilità al ‘regime’ Pd in vista della campagna elettorale e ha come titolo: “La città del Novecento e il suo futuro. Modena architetture e sviluppo urbano”. Se proprio si voleva fare, era da assegnare a un architetto e non a un politicante.

Il sindaco se ne frega, come sempre, di chi è del mestiere. Con i nostri soldi pagano persone che, per essere chiamati (nessun concorso), hanno il solo merito di far parte di un partito politico di nome Pd, che riesce ancora in qualche colpo di coda poiché ha distribuito al suo gregge privilegi di ogni sorta per oltre settant’anni; ma cha pare oggi in via di estinzione. La carriera di Vanni Bulgarelli la spiegai in un articolo quando Muzzarelli lo indicò per la presidenza Seta. Per chi non lo ha letto, non essendo cambiato nulla, è sempre attuale. 

Secondo me è anche colpa sua. Mi riferisco alle critiche che il sindaco riceve circa la mostra: “Il manichino della storia”. Spiegherò perché. La scelta di Vanni Bulgarelli alla presidenza di Seta (Società che gestisce il trasporto pubblico di Modena, Reggio Emilia e Piacenza), è inquietante. Vanni Bulgarelli è un residuo dei manichini politici creati dall’ex Pci negli anni ’70. Allora erano allevati per i servizi di cui il partito aveva necessità: diffusione del giornale l’Unità, presenza ai banchetti per sottoscrizioni e tesseramento; servizi alla porta d’ingresso e di vigilanza alle feste dell’Unità. Insomma, era questo il genere d'impegni che si potevano affidare a un ‘compagno’ come Vanni Bulgarelli. La sua carriera sarebbe stata giusta in quest'ambito. Naturalmente perfezionandosi, non c’è dubbio, ma rimanendo all’interno di questi servizi indispensabili, e alla sua portata. C’erano allora i politici veri: Ermelindo Vaccari, Amilcare Mattioli, e poi Rubes Triva, Germano Bulgarelli, Werther Cigarini, Lanfranco Turci, Luciano Guerzoni (quello vero), e così via.

Il Pci nel 1980 aveva 250 dipendenti tra dirigenti, funzionari di federazione e di zona. Modena superava il 50% dei voti. Poi ha cominciato a calare. Man mano che perdeva voti, perdeva dirigenti e funzionari. Molti si sono riciclati, ovviamente con la spinta (propulsiva!) del partito. Si sono riversati nelle istituzioni, negli enti di secondo grado, nelle cooperative rosse, nel sindacato, nei patronati e altro ancora. Vanni Bulgarelli, ha sempre saputo dire sì, e ha saputo, senza sforzo, non emergere in nulla. Non ha mai fatto ombra a nessuno. Non era con i progressisti e non era con i conservatori: poteva stare indifferentemente con entrambi. E’ stato membro della Segreteria provinciale del Pci quando era segretario Werther Cigarini nel 1986.

Alle riunioni i dirigenti gli passavano davanti come si passa un tornello o una portineria; lo salutavano e si dirigevano ai propri incontri. Qualcosa piano piano è successo. Ma lui non ne ha colpa. L’organico della Federazione, con la perdita di voti, ha cominciato a restringersi. Dirigenti e funzionari, in una sorta di fuggi fuggi e di si salvi chi può, si sono messi alla ricerca di soluzioni alternative. Le casse del partito sono state le prime a risentire della situazione che andava mutando. Il cambiamento non ha determinato soltanto una forte perdita di voti e posti di lavoro, ma una progressiva e inarrestabile perdita d'iscritti.

Così, mentre tutti quelli che avevano due occhi, e alcuni anche tre, hanno cominciato a guardarsi intorno e a saltare sui carri pubblici, lui, che di occhi ne ha sempre avuto uno solo, è diventato il classico ricco in un paese di ciechi. Vanni Bulgarelli mi fa venire in mente quel soldato che per sfottò chiamavano l’ardito. Era di vedetta. Sparavano da tutte le parti. Non abbandonò il posto che gli era stato assegnato e che, in quella situazione, era il solo posto sicuro. Fu decorato per aver mantenuto la posizione, e il suo soprannome divenne, l’ardito. Così è stato per Vanni Bulgarelli: tutti fuggivano verso soluzioni occupazionali, ma lui no. Di alternative vere fuori dalla politica non ne aveva, e quindi è sempre rimasto a girare lì intorno. Nel partito non ha mai avuto posizioni di rilievo, ma venendo meno la prima fila, e poi la seconda, si è trovato tra le rimanenze, e quindi tra i pochi che potevano spartirsi i posti rimasti. E’ stato sballottato in qua e in la senza competenze di alcun genere.

La competenza però, negli uomini del Pci di allora, e nel Pd di oggi, non è una qualità indispensabile. Vanni Bulgarelli, dopo alcuni passaggi impensabili e fortunati, si è trovato, senza sapere perché, presidente territoriale di Hera. Tutto ciò nel momento in cui i politici veri, quelli rimasti, erano impegnati in più gratificanti incarichi. Giunto alla fine del mandato a Hera, era da due anni un pensionato politico. Dalle sue caratteristiche più spiccate, quelle di uomo che non fa ombra a nessuno, è stato assistito ancora una volta. Muzzarelli l’ha messo nel suo staff. Quando all’inizio dicevo che la colpa è anche di Vanni Bulgarelli, è perché sono convinto che sia stato lui a suggerire a Muzzarelli di mettere nel programma, in caso di vittoria, una mostra che potesse far rumore e che avesse per titolo ”Il manichino della storia”. Il sindaco l'ha ascoltato. E’andato dritto nella sede secondo lui più naturale, e cioè all’Osteria del cuoco Massimo Bottura. Hanno chiamato il gallerista Emilio Mazzoli, e si sono accordati per realizzarla con curatore l’americano Richard Milazzo.

E’ così che Vanni Bulgarelli, da manichino della politica, è diventato “Il Manichino della storia”. Il voto bulgaro dei sindaci della provincia che l'hanno eletto a Seta, è in linea con le tradizioni del Pci. Un tempo di tutto questo se ne accorgevano solo alcuni dentro il partito, oggi se ne accorgono ex presidenti della Lega delle cooperative come Roberto Vezzelli, e gli elettori della vecchia sinistra. I sindaci che hanno eletto Vanni Bulgarelli non fanno testo: fin che dura, fanno i sindaci ed è grazie a nomine come queste che il tesseramento all’ex Pci è precipitato. Vanni Bulgarelli, il solo posto che poteva ancora ricoprire con competenza, era tra quelli citati all’inizio. Non ultimo la diffusione della nuova Unità. Il partito, per non spendere, invece gli ha conferì un incarico pubblico a Seta.

Adriano Primo Baldi




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