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Meloni riscopre gli stranieri: dopo quattro anni non basta più indicare un nemico

Meloni riscopre gli stranieri: dopo quattro anni non basta più indicare un nemico

Stranieri in classe, riecco il vecchio copione


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Ci risiamo. Si avvicinano le elezioni e Giorgia Meloni riscopre gli stranieri. Questa volta sono quelli seduti nei banchi delle nostre scuole. La presidente del Consiglio annuncia un limite agli studenti stranieri nelle classi, perché – sostiene – non sarebbe accettabile che i bambini italiani possano diventare minoranza. Una discussione sulla corretta distribuzione degli studenti stranieri può essere assolutamente legittima. Anzi, evitare la concentrazione in una stessa classe di troppi ragazzi che ancora non conoscono adeguatamente l'italiano può essere utile prima di tutto a loro. Peccato però che un limite esista già da anni.
E soprattutto manca la risposta alla domanda più banale: come si fa? Cosa deve fare un preside quando in un quartiere la percentuale di bambini stranieri supera naturalmente quella stabilita? Rifiutare le iscrizioni? Mandare i bambini dall'altra parte della città? E se anche le scuole vicine si trovano nelle stesse condizioni? Perché governare significa questo. Non annunciare un tetto, ma spiegare come applicarlo.
Ed è qui che l'ennesima uscita di Meloni diventa politicamente interessante. Perché arriva da una presidente del Consiglio che non governa da ieri. Giorgia Meloni governa l'Italia da quasi quattro anni. Il suo Governo rivendica continuamente la propria stabilità e la propria durata.
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E allora proprio quella durata comporta una responsabilità dalla quale non si può scappare: dopo quattro anni non si può continuare a parlare come se si fosse ancora sul palco dell'opposizione.
Dopo quattro anni gli altri non ci sono più. Non c'è più il Governo precedente al quale attribuire ogni problema. Non c'è più l'alibi di chi “c'era prima”. Non basta più indicare Bruxelles, la sinistra, gli immigrati, i giudici o qualche altro nemico di giornata. Dopo quattro anni, se un problema esiste, la domanda diventa inevitabilmente: voi che cosa avete fatto per risolverlo?
Vale per la scuola e vale ancora di più per ciò che entra ogni giorno nelle case e nelle imprese italiane. Il costo dell'energia, il gas, il gasolio e i carburanti, le rate dei mutui, il costo della vita, gli stipendi che faticano a tenere il passo con i prezzi, le difficoltà delle piccole imprese. Su questi problemi non basta più raccontare che la colpa viene da lontano. Un Governo che rivendica orgogliosamente la propria longevità deve assumersi anche la responsabilità dei risultati ottenuti e di quelli mancati.
Non si possono chiedere gli applausi per essere rimasti tanto a lungo a Palazzo Chigi e, contemporaneamente, continuare a distribuire le responsabilità altrove.
La longevità di un Governo non è soltanto un primato da celebrare. È il tempo avuto a disposizione per governare.
E poi c'è la politica estera. Meloni ha investito molto sul rapporto personale e politico con Donald Trump, presentandosi come possibile ponte tra Washington e l'Europa. Anche qui, però, dopo quattro anni contano meno le fotografie e molto di più i risultati concreti.
Nel frattempo a destra è comparso un problema nuovo, e ha un nome e un cognome: Roberto Vannacci. Ed è difficile non domandarsi quanto l'improvvisa centralità di temi identitari, degli stranieri e degli italiani che rischierebbero di diventare “minoranza” sia legata anche alla necessità di contendere spazio politico a chi cerca di costruire una forza alla destra di Fratelli d'Italia. Perché il paradosso sarebbe notevole: dopo avere conquistato Palazzo Chigi promettendo di cambiare l'Italia, Meloni potrebbe ritrovarsi a inseguire chi oggi prova a scavalcarla sulla sua destra.
Ed ecco allora tornare lo straniero. È un meccanismo politico antico ed efficace: quando i problemi sono complessi, si sceglie un tema semplice. Quando le risposte richiederebbero numeri, risorse e risultati, si offre un bersaglio immediatamente riconoscibile.
Ma dopo quasi quattro anni di Governo dovrebbe essere arrivato il momento delle risposte.
Se il problema sono davvero le classi con troppi studenti che non conoscono l'italiano, Meloni dica quanti insegnanti in più metterà nelle scuole, quali risorse destinerà all'integrazione linguistica, come verranno distribuiti gli studenti e soprattutto cosa dovrà fare concretamente un dirigente scolastico quando il limite sarà superato.
Questa sarebbe una politica. Il resto rischia di essere soltanto campagna elettorale. E dopo quattro anni c'è una differenza enorme rispetto al 2022. Allora Giorgia Meloni poteva dire: “Datemi la possibilità di governare e vedrete cosa faremo”. Oggi quella possibilità l'ha avuta, per quasi quattro anni. Perciò la domanda non è più che cosa promette di fare. La domanda è che cosa ha fatto.

 

B. Lazzari
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