Dal 2013 con le interdittive antimafia, cambia la strategia della famiglia criminale
Le indagini hanno evidenziato come i fratelli Muto, nel 2012 a seguito dei vincoli delle interdittive, avessero iniziato ad intestare le ditte fittizzie a loro collegate non solo a persone fidate riconducivili alla famiglia, ma anche a soggetti diversi, esterni, professionisti. In questa logica, nel 2013, dopo essere stati colpiti da interdittiva antimafia, avevano costituito la società Cospar srl operativa nel campo della commercializzazione degli inerti e dei trasporti turistici, intestandone le quote a Salvatore Nicola Pangalli, ingegnere di Crotone.
L’intervento, che si inserisce nella più ampia manovra di contrasto all’infiltrazione della ‘ndrangheta nel tessuto economico dell’Emilia Romagna, sta interessando le province di Reggio Emilia, Parma e Crotone e sta riguardando beni immobili e mobili per un valore stimato di 9 milioni di euro.
I beni sequestrati
L’esecuzione del sequestro ha interessato le province di Reggio Emilia, Parma, Mantova e Crotone, ed ha comportato il sequestro di
5 aziende operanti nel settore degli autotrasporti ed immobiliare, per un fatturato relativo all’anno 2017 di circa
3 milioni e mezzo di euro, ed un patrimonio netto complessivo di € 1.063.999,00;
12 immobili (tra cui 2 capannoni industriali sede delle aziende di autotrasporti, 3 abitazioni e 2 ettari e mezzo di terreno), acquistati ad un prezzo complessivo di 3 milioni euro;
92 veicoli, tra cui 28 trattori stradali, 43 semirimorchi, 5 autobus, 4 furgoni, 2 autocarri, 10 autovetture tra cui una Maserati e due Volkswagen ed 1 motociclo acquistati ad un prezzo
9 rapporti bancari con saldi positivi per circa 100.000,00.
I precedenti
Le indagini, che nell’ambito delle operazioni Aemilia e Grimilde avevano già dato origine a interventi repressivi di notevole portata nei confronti della consorteria di ‘ndrangheta emiliana capeggiata dai fratelli Sarcone Diletto Alfonso, Lamanna Francesco, Grande Aracri Francesco e Grande Aracri Salvatore ed altri, sfociati prima nelle due storiche sentenze AEMILIA pronunciate il 31 ottobre 2018 e quindi negli arresti dell’Op. GRIMILDE sul territorio di Brescello (RE) del giugno scorso con l’arresto tra l’altro del fratello 48enne Antonio Muto, con l'accusa di fittizia intestazione di quote societarie. Provvedimenti che - hanno sottolineato i Carabinieri - hanno ulteriormente confermato l’ingerenza della cosca operante in Emilia nella gestione e controllo di attività imprenditoriali, formalmente intestate a prestanome, nonché l’accumulo illecito di significativi patrimoni personali



