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Caliendo minacciato da ultrà incapucciati, adesso può anche fare la vittima

Caliendo minacciato da ultrà incapucciati, adesso può anche fare la vittima

Una trentina di persone hanno tentato di fare irruzione nella sede di viale Monte Kosica dove il contestato Amministratore Unico del Modena era in un riunione. E oggi, anzich? spiegare le ragioni del fallimento e di come ha trascinato il Modena al punto più basso ed avvilente della sua storia, alla radio ha potuto raccontare 'solo' che ha avuto 'paura di morire'


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Dopo l'assenza da Modena, domenica scorsa, quando mentre lui era a Montecarlo i tifosi protestavano davanti al Braglia trasportando una bara che celebrava in modo figurato la morte della società guidata da Caliendo, adesso l'Amministratore Unico avrà almeno un motivo in più per stare lontano dalla città e, visto lo sfratto esecutivo ormai imminente del 9 ottobre, giorno in cui dovrà liberare la sede di via Monte Kosica, anche dalla sede stessa. Quella dove ieri sera un gruppo di tifosi incappucciati avrebbe tentato di fare irruzione, con spranghe, petardi ed accompagnati da alcuni pittbull. 

Irruzione nell'ufficio di Caliendo rimasta tentata, visto che l'Amministratore (che il pericolo evidentemente lo sente bene), si è barricato in ufficio, bloccando la porta con un armadio, per poi uscire allontanandosi dallo stadio (e subito dopo da Modena), attraverso un'uscita secondaria. Scena da film, insomma, o meglio da guerriglia, come lui l'ha descritta in una intervista rilasciata a Radio Bruno, visto che con loro, gli ultrà, avevano portato anche petardi e fumogeni. In un'atmosfera che, come quella di domenica, ha gli elementi del surreale, elementi fondanti della tragicommedia che accompagna il Modena Calcio da mesi. Umiliato nel suo cuore e nei suoi colori.

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Tragicommedia nella quale nessun attore che vanta crediti nei confronti della socieà ha presentato istanze che spingano il fallimento e pongano quella parola fine che tanti auspicano. Con i nomi di Salerno e Taddeo (solo per rimanere alla cronaca recente), usati o abusati per descrivere trattative ed ipotetiche operazioni di salvataggio senza uno straccio di documento capace di essere speso ad un tavolo, anche solo per riaprire le porte dello stadio.
Con una squadra obbligata a giocare fuori, e a porte chiuse, anche le partite in casa e che ha sempre perso anche al di la delle prima sconfitta a tavolino di domenica scorsa. Con i zero punti in classifica e con la prospettiva di arrivare a -6 con quelli di penalizzazione previsti. Sempre per colpa delle inadempienze fiscali di Caliendo.
Con un Comune che ha assistito impassibile per più di un anno ad una situazione che si sapeva, con la retroccessione in C, sarebbe degenerata fino ad arrivare al disastro di queste settimane (anche se la realtà ha superato la fantsia), e quindi obbligato dalle circostanze all'estremo rimedio di rescindere la convenzione, accollarsi un altro debito da 4 milioni da scaricare sui cittadini, e sfrattare la società e la squadra dallo stadio di casa distrutto dalla mancata manutenzione di cui Caliendo era responsabile.
Con un tifo forse troppo accomodante quando c'era bisogno di farsi sentire davvero, e non con i petardi, ma con un fronte unito. Ed ora con un gruppo di facinorosi che con un atto tanto grave quanto ingiustificabile hanno regalato a Caliendo su un piatto d'argento anche la possibilità altrettanto surreale di raccontarsi come vittima. Parlando alla radio non della reale situazione della proprietà, non del suo fallimento sportivo ed imprenditoriale in gialloblù, non di ciò che portato il Modena al punto più basso e più avvilente della sua gloriosa storia, ma del fatto che 'ha avuto paura di morire'. Davvero un gran bel colpo.

Gi.Ga.

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