All’interno dello statuto sociale, infatti, l’associazione si prefiggeva lo scopo di diffondere e realizzare progetti di solidarietà sociale, tra cui l’attuazione di iniziative socio-educative, culturali, benefiche e filantropiche. L’associazione promuoveva campagne di prevenzione sociale contro l’abuso di alcol, pubblicizzando come nel corso degli eventi sarebbe stato distribuito materiale informativo e consegnati alcool test gratuiti. In realtà, nel corso della verifica fiscale, è stato accertato come una delle attività svolte dall’associazione fosse proprio quella di somministrazione di alcolici e superalcolici in completa evasione delle imposte e senza essere in possesso di alcuna licenza per la vendita di tali prodotti. La verifica condotta dai finanzieri della Tenenza della “bassa” ha permesso di appurare come l’attività dell’ente avesse esclusivo scopo “commerciale” e non solidaristico e la veste associativa fosse solo uno schermo per non pagare le imposte.
I controlli hanno evidenziato un utilizzo indiscriminato del patrimonio associativo da parte del legale rappresentante, il quale peraltro utilizzava il conto corrente dell’ente a solo scopo personale, destinando i fondi – ad esempio - a serate in discoteca, spese al ristorante, acquisti di abbigliamento sportivo e di prodotti di cosmesi, acquisto di bomboniere e palloncini in occasione di celebrazioni. Nel corso dell’attività ispettiva il responsabile legale della sedicente associazione, nel “vano” tentativo di giustificare gli introiti derivanti dall’attività commerciale posta in essere, ha esibito ai militari un documento che attestava falsamente come gli incassi non fossero da imputare alla propria “associazione”, ma ad altro “ignaro” soggetto.
Inoltre si è accertato l’impiego “in nero” di un lavoratore e il pagamento del compenso in contanti. Per tale motivo è stata contestata la “maxi sanzione” e segnalata tale irregolarità all’Ispettorato del lavoro e agli altri Enti previdenziali ed assistenziali, INPS e INAIL.
L’associazione è stata classificata come “evasore totale” ai fini dell’imposta sul valore aggiunto non avendo mai presentato la relativa dichiarazione annuale; mentre il responsabile legale dell’Ente “no profit” è stato denunciato per aver distrutto o occultato fatture



