Gli investigatori hanno disvelato un intricato meccanismo per l’acquisto “in nero” della merce che, grazie alla creazione di diverse società “cartiere” emittenti fatture per operazioni inesistenti, ha permesso ai predetti accoliti di perpetrare una serie di illeciti a danno dello Stato e dell’economia locale. L'emissione di fatture false per un valore complessivo di 10 milioni di euro, ha portato indebiti risparmi d’imposta per 3 milioni e mezzo di euro.
I soggetti coinvolti nella frode acquistavano bancali in nero da conducenti di autocarri o corrieri che, dopo aver effettuato le consegne delle merci, trattenevano i pallet giacenti sul proprio veicolo. In seguito, tali prodotti venivano rivenduti legalmente da società, appartenenti al sodalizio, realmente operative e che hanno dichiarato i ricavi conseguiti dalle suddette cessioni. Al fine di giustificare l’acquisto in nero dei bancali, sono state create diverse società “cartiere”, le quali emettevano fatture per operazioni inesistenti nei confronti delle imprese che si occupavano della rivendita legale della merce che, annotando tali fatture, hanno dedotto il costo e simulato l’acquisto regolare.
In tale contesto, la società verificata è risultata essere soggetto economico sia fornitore che cliente di altre società del gruppo. Gli accertamenti condotti hanno portato alla denuncia per dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti ed emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti di quattro presunti responsabili, di cui due campani, un veneto ed un extracomunitario originario della Libia e residente nella provincia reggiana.
Contestualmente all’attività di accertamento fiscale, è stata eseguita nei confronti della società un’ispezione in materia di tutela della spesa pubblica, all’esito della quale è emerso che tre dei quattro esponenti del sodalizio criminale, nelle annualità 2020 e 2021, hanno conseguito indebitamente finanziamenti garantiti dallo Stato, per circa 500.000 euro, erogati nell’ambito dell’emergenza causata dalla pandemia da Covid-19, rendendosi così responsabili dell’ulteriore ipotesi di indebita percezione di erogazioni pubbliche del codice penale.
Infatti, per accedere a tali finanziamenti la norma richiedeva alle imprese di non trovarsi in “stato di difficoltà” alla data del 31 dicembre 2019. La società in questione ha avuto accesso a tali sussidi tramite la presentazione di documenti riportanti informazioni false in relazione al reale stato di salute.



