L'alterazione delle marche da bollo, spiegano i giudici, consisteva 'nella modificazione del valore facciale impresso sulla marca, in modo da farne risultare un valore molto superiore a quello effettivo'. In altri casi, invece, 'veniva contraffatto il valore delle marche, dopo l'appropriazione illecita di contrassegni e marche 'in bianco' in dotazione all'Agenzia delle entrate'. Molte di queste marche contraffatte sono state trovate dai finanzieri addosso all'uomo e nella sua auto. Nel dettaglio, il danno erariale prodotto 'dalla rivendita di contrassegni e marche da bollo contraffatte o alterate e dal riutilizzo di contributi unici e marche da bollo gia' usati', e' stato quantificato dalla Guardia di finanza in 83.130,31 euro. A questi andavano poi aggiunti, secondo la Procura, altri 166.260,62 euro di danno all'immagine, cifra stabilita sulla base del fatto che 'la vicenda ha avuto un ampio risalto sugli organi di stampa e che la sentenza del Tribunale di Modena e' divenuta irrevocabile il 26 novembre 2016'.
Le tesi dei pm contabili hanno convinto i giudici, secondo cui 'ricorrono tutti gli elementi costitutivi della contestata responsabilita' amministrativa per danno erariale', vale a dire 'il rapporto di servizio, la condotta dolosa, l'evento dannoso e il nesso causale tra la condotta e l'evento dannoso'. Cosi' come 'sussistono- si legge nella sentenza- i presupposti per ritenere fondata l'azione per risarcimento del danno all'immagine', dal momento che 'il comportamento contestato costituisce reato contro la Pubblica amministrazione', ed e' stato 'accertato con sentenza del giudice ordinario penale passata in giudicato', oltre ad aver avuto notevole risonanza, come dimostrato 'dalla pubblicazione di articoli di stampa sulla vicenda depositati dalla Procura'. Da qui la decisione di accogliere per intero le richieste della Procura, condannando l'imputato a risarcire 'al Tribunale di Modena 249.390,93 euro, cifra comprensiva di rivalutazione monetaria', a cui si aggiungono 409,41 euro di spese legali.



