Polemiche e azioni, quelle dei residenti della Sacca, riuniti da tempo in comitato, che loro stessi hanno più volte dichiarato, non nasce da un pregiudizio verso il servizio in ma da una precisa critica urbanistica e sociale. Il comitato civico ha ribadito più volte di non contestare il valore del servizio di cui riconosce l'utilità per l'assistenza a persone fragili e con problemi di tossicodipendenza, ma la scelta di collocarlo in quell'area residenziale, a breve distanza da luoghi sensibili, tra cui una scuola, in un contesto dove il passaggio di utenti fragili e spesso problematici collide con la quotidianità di famiglie e studenti.
A peggiorare il quadro è la vicinanza del Drop-in ad aree che da anni rappresentano vere e proprie 'zone calde' per la concentrazione dello spaccio, come il quadrante della stazione, accessibile anche da porta Nord, il comparto R-Nord e il parco XXII Aprile. Secondo il comitato e le opposizioni, inserire un servizio a bassa soglia in un tessuto urbano già così vulnerabile avrebbe innescato un 'effetto calamita', aggravando fenomeni di microcriminalità e bivacco che l'amministrazione, a loro dire, non ha saputo prevenire né gestire.
Non si sa ancora quanti consiglieri abbiano accettato l'invito e si recheranno fisicamente in visita. Per ora, ma non è confermato, sappiamo che l'invito sarebbe stato aperto a 5 consiglieri di maggioranza e 5 di opposizione, quasi che la parità nelle condizioni dell'accesso delle diverse parti politiche avesse un peso, anche su un fronte e un servizio oggettivamente trasversale.
Nella foto, l'ingresso principale del centro a bassa soglia per l'assistenza ai tossicodipendenti aperto in via Benassi, zona Sacca, a Modena



