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'Alluvione e sisma: la Bassa attende ancora la verità'

'Alluvione e sisma: la Bassa attende ancora la verità'

Spica: 'Paragonare quello che è successo a L'Aquila nel 2009 e ciò che è successo in Pianura padana nel 2012


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'Continua la mia ricerca della verità nel territorio della bassa modenese, una ricerca ormai condotta da anni in solitario col solo supporto di autorevoli esponenti del mondo della Scienza riconosciuti a livello internazionale. Due calamità grosse hanno sconvolto il territorio, il terremoto del 2012 e l’alluvione del 2014, mentre per la prima gli allarmi erano già stati lanciati dalla Scienza su possibili eventi, e già dal 2003 con la mappatura della pericolosità sismica si suggeriva di innalzare i livelli di sicurezza per gli edifici e che dalla Regione Emilia fu prima sottovalutata per poi essere del tutto ignorata, nel 2014 l’altra calamità – alluvione per rottura dell’argine del fiume Secchia – poteva certamente essere evitata con una costante manutenzione ordinaria'. Così in una nota il consigliere di opposizione Antonio Spica di Bastiglia.

'In entrambi i casi vi furono danni e soprattutto vittime – 27 nel 2012 di cui 24 nella seconda scossa del 29 maggio sotto i crolli, e 1 nell’alluvione (Giuseppe Oberdan Salvioli che attende ancora il conferimento della Medaglia d’Oro al Valor Civile) – potevano essere evitati?

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Nel 2009 prima del terremoto che distrusse L’Aquila, la Commissione Grandi Rischi si riunì; da quella riunione il sindaco della città non uscì affatto tranquillo – così si legge da carte processuali – tanto che chiese e ottenne lo stato di emergenza: molte furono le vittime e di più sarebbero state se quella Commissione non si fosse riunita - continua Spica -. Eppure quella CGR andò sotto processo e venne sciolta: tutti successivamente vennero prosciolti da ogni accusa come era prevedibile tranne uno, che venne condannato a due anni di reclusione oltre all'interdizione perpetua dai pubblici uffici – anche se paradossalmente continuò a ricoprire l’incarico di presidente ISPRA scaduto a giugno non per effetto della condanna ma per scadenza del secondo mandato triennale – e qui non si comprende per quale “oscuro” motivo in Emilia, anche se è più corretto parlare di pianura padana, nonostante la CGR che aveva il dovere di riunirsi subito dopo il 20 maggio 2012, non si riunì sino a giugno a sequenza sismica praticamente conclusa e per lanciare un tardivo quanto inutile allarme alla presenza dell’allora Capo del Governo Mario Monti, non è andata sotto processo insieme ai responsabili della Regione Emilia che ignorarono gli allarmi, e fra cui alcuni di loro ricoprono autorevoli incarichi.
Ma altro fatto su cui bisognerebbe focalizzare l’attenzione, è quel verbale della CGR del 28 gennaio 2012 che fu pubblicato da un quotidiano nazionale, cui fece seguito una interrogazione del gruppo Lega Nord in Regione Emilia a prima firma del compianto Consigliere Mauro Manfredini, cui seguì la risposta evasiva dell’assessora con delega all’ambiente Gazzolo che non entrò nel merito di quel verbale, ma lo sorvolò descrivendo cosa fu fatto dopo il 20 e 29 maggio. Per questo motivo, ho effettuato una richiesta accesso atti presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile cui fa capo la Commissione Grandi Rischi: ma trascorsi in ottobre i trenta giorni per la risposta che non è giunta, e questo ritengo essere già assai grave, ho provveduto nei giorni scorsi a formulare un più dettagliato accesso atti coinvolgendo per conoscenza anche il responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza. Nell’atto che ho inviato, fondamentalmente oltre alla richiesta del verbale del 28 gennaio 2012, chiedo anche tutte le comunicazioni intercorse fra la Commissione Grandi Rischi con la Regione Emilia e l’Agenzia Interregionale per il fiume PO (AIPO), non solo in riferimento a quel verbale, ma anche e soprattutto le comunicazioni intercorse immediatamente successive al 20 maggio.
Sono certo o quantomeno fiducioso, che non può esserci disparità di trattamento fra ciò che successe a L’Aquila nel 2009 e ciò che è successo in Pianura padana nel 2012: diversamente questo Paese non avrà futuro'.

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