Allora questa assoluzione piena pone ancora una volta una serie di interrogativi sul tema del garantismo, del dovere di cronaca dei media e del rapporto tra giustizia e politica. Nei mesi scorsi abbiamo dato conto con puntualità delle intercettazioni delle quali Morelli si era reso protagonista e riportate nella informativa di 278 pagine dei carabinieri, abbiamo riportato frasi che restano inequivocabilmente censurabili prounciate al telefono dallo stesso Morelli, alcune riguardanti il nostro stesso giornale, e abbiamo riportato gli sviluppi del processo.
Ora, con il medesimo scrupolo è doveroso dare risalto a questa assoluzione. Al di là dei giudizi politici o morali su quanto emerso da quegli atti, Morelli non ha commesso alcun reato. Una assoluzione piena che restituisce una verità processuale netta: Simone Morelli non abusò della qualità di vicesindaco di Carpi per costringere la proprietaria di una profumeria e la proprietaria di una farmacia, entrambe limitrofe al bar La Macina, ad accordare vantaggi a questo locale nell'allestimento di un dehor. Un fatto specifico che era comunque emblematico della tesi sottesa nell'indagine Mangiafuoco che risulta quindi smontata da questa prima sentenza.
Una verità processuale con la quale, lo ribadiamo, anche la politica deve fare i conti. Perchè quella processuale, nella limitatezza degli strumenti in mano agli uomini per analizzare i fatti, è l'unica verità accessibile e va rispettata, pena il collasso dell'intero sistema democratico e giuridico. E allora davanti a questa verità Simone Morelli merita insieme alla assoluzione una piena riabilitazione. Piaccia o non piaccia, perchè non è più una questione di garantismo, ma - davanti a una sentenza - di vera e propria giustizia.
Il Comune di Carpi che si era costituito parte civile contro un proprio amministratore di spicco ora è inevitabilmente chiamato a fare i conti coi fatti. La lite tra Morelli e il sindaco Bellelli (sempre in attesa della sentenza del processo per tentata diffamazione) non aveva alcun risvolto penale e ora è da catalogare in uno scontro prettamente politico nel quale non esistono 'buoni' e 'cattivi'.
Giuseppe Leonelli

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