A pensar male si farà peccato ma, diceva Andreotti, ci si prende. E forse non sarà un caso che la richiesta di misure più restrittive a Pavullo siano venute da personaggi in vista nel mondo imprenditoriale e sociale, ma soprattutto della politica locale.
Eppure il tutto stride con la notizia, questa sì tremenda, dell’aumento della povertà, quella che doveva essere stata abolita dal Governo Conte I e che invece i lockdown hanno rimpolpato. E il territorio montano non è stato immune da questo fenomeno e, mi perdoneranno i lettori più allarmisti, la situazione è un po’ più grave rispetto ai 48 contagiati registrati nella giornata di lunedì.
E’ più grave perché contagio non significa direttamente malattia, oltre al fatto che, con ogni probabilità, non ci sono veri e propri focolai sul territorio frignanese, ma si tratta di contagi nei nuclei famigliari.
Inoltre, per chi si fosse visto il servizio della TGR su Pavullo, l’ospedale ha sì un reparto Covid all’80% della sua disponibilità, ma si tratta di casi a bassa/media intensità come dichiarato dal direttore del nosocomio Gabriele Romani.
Andrebbe inoltre ricordato, che Pavullo ha il polo scolastico più grande del Frignano, che comprende anche scuole superiori, è un comune
di transito, ha moltissimi pendolari tra residenti che vanno a lavorare in altri comuni e viceversa, ragion per cui, che ci sia un maggior flusso del contagio è di per sé “normale”. A tal proposito va pure fatto notare che, seppur i trasporti siano stati potenziati, la misura non è sufficiente, un un ambito territoriale dalla viabilità non certo agevole.Aggiungiamoci il fatto di avere una copertura di rete internet, nel 2020, assolutamente deficitaria nelle aree periferiche e avremo il quadro del perché una proposta di restrizioni ulteriori, magari con chiusura scuole e didattica a distanza, sia una proposta improponibile per quello che è il contenimento della pandemia.
Qui non si vuole difendere un presunto immobilismo o, un altrettanto presunto invito alla calma da parte di chi occupa la poltrona di primo cittadino nel capoluogo del frignano; tuttavia a fronte di una evidente mancanza di strategia da Roma in giù, con anche ritardi a livello locale (leggi alla voce delle nuove terapie intensive in ritardo di quattro mesi al Policlinico), il leitmotiv è sempre e comunque quello di colpevolizzare i cittadini, o di spostare l’attenzione laddove oggettivamente colpe non ce ne sono.
Detto dei trasporti pubblici deficitari, che senso ha
Ma soprattutto, e torniamo al punto iniziale, con le Caritas che vedono aumentare le richieste di bisognosi, soprattutto di casa nostra, non sarebbe semmai il caso di creare, o almeno di pensare ad opportunità per far sì che il vero contagio, cioè la povertà e la solitudine dilagante, non deflagrino in una vera e propria crisi sociale? Dal virus si può guarire in tempi relativamente brevi, nella migliore delle ipotesi, ma dall’emarginazione e dall’indigenza ci vuole un po’ più di tempo, e non è detto che ci sia il lieto fine.
Anziché pensare a restringere, sarebbe il caso invece di lavorare sulla prevenzione (che non si fa chiudendo) e sulla creazione di opportunità lavorative. Sai mai che vengano fuori idee buone, magari che siano pure imitate ai piani alti…
Stefano Bonacorsi



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