'Oggi – ha detto fra l’altro Bellelli – ricordiamo una delle tragedie più intime nella storia della nostra città, che dà il nome a questa piazza, una tragedia immortalata da grandi artisti carpigiani come Liliana Cavani e Nando Miselli, una tragedia vissuta nel cuore di questa comunità. I sedici martiri trucidati lasciati su questa piazza per dare un segnale e spaventare la gente, in realtà diventarono un simbolo di coraggio e riscatto che nei mesi successivi vide questo territorio protagonista della Liberazione. Essere qua significa rinnovare un patto di comunità, riconoscere che le istituzioni nascono da quel sacrificio, e anche oggi nel momento in cui si presentano nuove sfide, è importante ripartire da quell’orgoglio e da quella consapevolezza'.
L'eccidio del 16 agosto 1944 avvenne dopo un rastrellamento di circa 120 civili nel territorio fra Rio Saliceto e Carpi, per rappresaglia in seguito all'uccisione di un repubblichino, avvenuta il giorno di Ferragosto tra Migliarina e la città: dopo esser stati torturati, sedici dei fermati furono portati al tramonto in piazza, fatti sdraiare sul selciato e fucilati a terra dalla “brigata nera” alle 20, contemporaneamente alla sepoltura del fascista giustiziato dai partigiani; poi i corpi furono lasciati sul posto fino all'indomani. Testimone oculare dei cadaveri abbandonati a terra, la mattina dopo, fu anche Liliana Cavani, che aveva 11 anni: la regista concittadina nel 2018 tenne l'orazione ufficiale alla cerimonia del 74° anniversario.
Sette dei fucilati erano carpigiani (fra loro cinque di Fossoli e uno di Migliarina), altri sei di Rio Saliceto, uno di Mirandola, uno di San Felice sul Panaro e uno milanese, probabilmente sfollato a Carpi: quasi la metà aveva fra i 20 e i 29 anni, il più giovane ne aveva 18, il meno giovane 61.

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