Premesso che il politically correct fine a se stesso non appassiona perché raramente, invero, appassionano le petizioni di principio tutta-forma-e-niente-sostanza, il punto è: è stata usata contro una signora - perché, prima d’essere il premier, Giorgia Meloni è innegabilmente una signora - una parola che, in italiano, significa solo e semplicemente una cosa: prostituta.
Con l’aggravante che ad usare detta parola è stato A) un uomo che si definisce progressista e B) un uomo che ricopre un importante incarico istituzionale.
La reazione del campo progressista?
L’unica reazione che ivi s’è registrata, sinceramente, è stata quella di dar fiato alle trombe della fantasia linguistica per intervenire in chiave ortopedica sulla imbarazzante esternazione di Maurizio Landini per arrivare a dire, contrariamente ad evidenza anche fattuale, che no. Lo stesso non aveva ingiuriato o, comunque, non aveva inteso ingiuriare Giorgia Meloni.
Ora: premessa l’evidente non-sostenibilità anche linguistica - Accademia della Crusca docet - di cotal fantasiosa boutade, qual dovrebbe essere il senso di questo politically correct a corrente alternata?
Conviviamo quotidianamente con sensibilità imposte per le quali non sarebbe bene dire presidentE, perché il rispetto di genere imporrebbe d’usare il cacofonico neologismo femminile presidentA.
E poi?
Che succede a fronte d’un cortigiana pubblicamente donato alla presidentA del consiglio dei ministri da importante leader sindacale?
Nulla.
Semplicemente c’inventiamo che ad essere caratteriale nella reazione sarebbe stata la visionaria premier permalosa perché, in realtà, non sarebbe successo nulla.
Quid, dunque, del tanto decantato linguaggio dell’odio costantemente stigmatizzato - in alcuni casi, a ragione - dagli italici maestri e maestrini di bon ton?
A conti fatti, viene veramente da pensare che, nell’ottica di certi ben pensanti politicizzati a senso unico, siamo davvero tutti uguali fin quando non si scopre che, però e non di meno, qualcuno è più uguale di qualcun altro.
Ma, soprattutto, a conti fatti, viene veramente da dire, così stando le cose, che, quando si tratta di destra, in Italia, anche ingiuriare un fascista non è reato.
Guido Sola
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