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Aimag, ecco perchè nel Cda di pubblico non c’è assolutamente nulla

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A partire dalla Presidente, in possibile conflitto di interessi in quanto consorte del vertice dell’associazione datoriale privata per eccellenza. E del suo Vice, a sua volta dirigente di associazione datoriale. Se per tali nomine è incompatibile la parentela e l’affinità fino al quarto grado con gli amministratori del pubblico, non si vede perché non sia richiesta un’altrettanto netta indipendenza dal privato


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Dopo anni di sofferte convivenze forzate fra Hera e Aimag e tentativi di scalata più o meno respinti, deve essere accaduto qualcosa di grosso, lassù in alto, per avere determinato scelte così nette e repentine a favore di Hera e spaccature così profonde in seno al Pd modenese.

Perché la storica spartizione politica fra “vertici amministrativi” e “direzione operativa” di Aimag, da sempre rispettivamente nelle mani del territorio carpigiano e della Bassa, da oggi lascia invece spazio all’egemonia oggettiva di Hera. Si sta realizzando, dopo cinque anni, il progetto dell’ex presidente solierese della Fondazione Cassa Risparmio di Carpi, Giuseppe Schena, che come noto voleva cedere per primo le quote a Hera, credendo che i comuni del territorio l’avrebbero seguito al traino nella sua scomposta fuga in avanti. Ma che è stato stoppato dai vertici politici e delle associazioni di categoria e successivamente estromesso in malo modo dalla stessa Fondazione.

Erano sbagliati i tempi e soprattutto la ripartizione ipotizzata delle poltrone, ma il concetto di base era evidentemente condiviso: e oggi gli stessi vertici politici e le stesse associazioni – ma proprio gli stessi - hanno concretizzato quel progetto in peggio: perché le poltrone se le sono prese loro, ma nel mentre Hera ha assunto il controllo di fatto senza spendere neanche un euro per il disturbo.
E’ vero che formalmente Hera non ha il controllo di Aimag. Ma esprimere il Direttore Generale e anche solo un membro del Cda in un Cda oggettivamente molto debole, significa decidere tutto.

Specie se il socio pubblico, da sempre unito in un patto di sindacato, s’è invece diviso in almeno tre fazioni e il Cda è stato nominato da un’inedita maggioranza mista pubblico/privata. E già questo pone due ordini di problemi in seno a quel consiglio: di opportunità e rappresentatività politica e forse anche di legittimità vera e propria.

Perché il Cda di una società a prevalente capitale pubblico dovrebbe essere pubblico, mentre in quel Cda di pubblico non c’è assolutamente nulla.

A partire dalla Presidente (nella foto), in possibile conflitto di interessi in quanto consorte del vertice dell’associazione datoriale privata per eccellenza. E del suo Vice, a sua volta dirigente di associazione datoriale. Questioni non peregrine: perché se per tali nomine è incompatibile la parentela e l’affinità fino al quarto grado con gli amministratori del pubblico, non si vede perché non sia richiesta un’altrettanto netta indipendenza dal privato.

Sul fronte politico, nella perdurante assenza del Comune di Mirandola auto-esclusosi da ogni battaglia, la battaglia è tutta interna al Pd: con territorio carpigiano e Bassa divisi più che mai che da giorni si fronteggiano a suon di comunicati stampa. Ma l’epilogo pare già scritto: perché i sindaci della cordata perdente, dopo aver ammesso candidamente e “con amarezza” che “è terminata la fase in cui Aimag aveva una stabile maggioranza formata dai soci pubblici” creando “una situazione che non sta facendo del bene ai cittadini”, non pensano di certo a fare sponda con i Comuni del centrodestra per trovare soluzioni condivise e pubbliche per il bene dei cittadini, reagendo con forza e anche legalmente alla “prova muscolare” dei Comuni carpigiani. Si sono invece già affrettati nel dire fra le righe che il patto di sindacato verrà presto ricomposto, “per senso di responsabilità”.

Da un punto di vista formale la ricomposizione del patto di sindacato potrà bastare agli organi di controllo – a loro volta di emanazione politica. E anche se la sostanza di avere un patto di sindacato fra Comuni soci che non esprime un Cda allineato al volere del patto stesso - e quindi mutilato nel controllo pubblico dell’Azienda - non reggerebbe a un vero ricorso agli organi giudiziari e di controllo, quel ricorso non lo presenterà mai nessuno.
Però i sindaci Pd ci tengono a farci sapere che boicotteranno la Festa dell’Unità. E questo sì che farà il bene dei cittadini. 
Magath

Magath Ing
Magath Ing

Dietro allo pseudonimo Magath un noto personaggio modenese che racconterà una Modena senza filtri. La responsabilità di quanto pubblicato da Magath ricade solo sul direttore della te..   Continua >>


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