'La signora non è stata condannata per alcun reato. È pendente un procedimento penale nella fase delle indagini preliminari, nel quale la stessa è assistita da difensore e gode, come previsto dalla Costituzione, della presunzione di non colpevolezza. Il procedimento civile è tuttora sub iudice. Il decreto ingiuntivo emesso su ricorso dell’Amo è stato tempestivamente opposto e la concessione della provvisoria esecutività non costituisce in alcun modo accertamento definitivo di responsabilità, né sotto il profilo civile né, tantomeno, penale'. Così, in una nota inviata a La Pressa l’avvocato Elena Gavioli, nell’interesse della propria assistita, la ex dipendente di Amo, replica al comunicato stampa diffuso da Amo stessa nel pomeriggio. Un comunicato inviato a tutte le agenzie e media, nel quale all'inizio, con le parole dell'amministratore Amo Andrea Bosi, veniva fatto nome e cognome della dipendente (che la La Pressa non ha mai riportato), e al quale ha fatto seguito un errata corrige senza il nome della donna. Ma ormai il nome era emerso su diverse testate e in alcune agenzie, compresa la Dire.
'La diffusione del nome e cognome della dipendente ai mezzi di informazione è gravemente lesiva dei diritti fondamentali della persona - afferma l'avvocato -.
Tale condotta appare in contrasto con i principi di tutela della dignità, della reputazione e della riservatezza, nonché con la normativa in materia di protezione dei dati personali e con il principio di presunzione di innocenza. Ogni rappresentazione pubblica dei fatti che lasci intendere una responsabilità accertata è impropria e fuorviante. La mia assistita si riserva ogni azione a tutela della propria immagine, reputazione e dignità personale, anche in sede civile, penale e dinanzi alle Autorità competenti. Si confida che gli organi di informazione vogliano attenersi a una corretta e prudente rappresentazione dei fatti, nel rispetto dei principi fondamentali dell’ordinamento'.



