Per il candidato alla Segreteria nazionale del Partito Democratico non bisogna “farsi più trovare intrappolati in discussioni incomprensibili come quelle sul nome e sul simbolo dl Pd. Me lo chiedono solo i giornalisti, non ho trovato cittadini delusi o elettori che si pongono la questione di cambiare nome, ci chiedono di cambiare politiche e tornare a parlare con la base. Non ho tabù sul nome e sul simbolo ma trovo surreale discutere del nome e non dei contenuti”, ha spiegato Bonaccini. “Posto che a me il nome e il simbolo del Pd, come il manifesto dei valori del 2007 – aggiunge – piacciono e li trovo ancora attuali, voglio discutere con i nostri iscritti della nostra linea politica. Noi invece discutiamo di nomi e cognomi, siamo un partito che ha discusso per troppo della classe dirigente”.
Poi, il Presidente della Regione Emilia-Romagna si rivolge a Letta: “Grazie Enrico per la relazione svolta oggi e grazie per il lavoro che hai svolto in questi mesi complicati quando immagino che la tentazione fosse un’altra. Grazie per il documento di oggi ma se ci limitassimo a questo sarebbe poca cosa. Agli amici di Art.1 dico ‘Bentornati’, ma se fossero gli unici a tornare sarebbe poca cosa. La Costituente dobbiamo aprirla dopo, tenerla aperta per richiamare quei milioni di persone che se ne sono andati o hanno votato a destra. Io ne conosco nella mia Regione, donne e uomini che non solo si sono astenuti ma che la penultima volta hanno votato Salvini e l’ultima Meloni”.
“Abbiamo la necessità di avere un Pd pienamente in campo. Dobbiamo tornare il prima possibile maggioranza nel Paese, anche collaborando con chi è al Governo. A noi serve un Partito democratico che torni a fare il Partito democratico, un grande partito popolare che è il contrario di populista, che recuperi la vocazione maggioritaria, che non significa fare da soli, non è l’autosufficienza, ma vuole dire rivolgersi a tutto il Paese senza regalare i voti di sinistra al M5S e quelli dei moderati al Terzo Polo. Andiamoci a riprendere i voti che abbiamo perso. Le alleanza le facciamo certo, ma da una posizione di forza e non di subalternità”.




