'Purtroppo avevamo ragione e da subito avevamo capito che il diniego disposto dal Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia a svolgere la seduta prevista per lo scorso 15 gennaio del consiglio comunale presso il carcere Sant'Anna di Modena - commentano i capigruppo delle forze di maggioranza in consiglio comunale Diego Lenzini (PD), Martino Abrate (AVS), Giovanni Silingardi (M5S), Grazia Baracchi (Spazio Democratico) e Paolo Ballestrazzi (PRI Azione Socialisti Liberali) - non era accompagnato da alcuna valida motivazione e questo era e rimane un grave sgarbo istituzionale alla nostra città'.
'La risposta del Governo ieri in aula parlamentare al deputato Stefano Vaccari conferma quanto detto - proseguono i capigruppo - il Sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni ha riferito che la richiesta era 'vagamente generica' e sostanzialmente immotivata'.
'Ciò non corrisponde al vero in quanto la richiesta avanzata alla struttura penitenziaria, con cui si era interfacciata la Presidenza del Consiglio Comunale - ribadiscono - era tempestiva, in quanto datata 13 novembre 2025, precisa e dettagliata riportandosi anche ad una precedente lettera di ottobre 2025, ove veniva anche indicato il percorso preparatorio nella commissione consiliare e il coinvolgimento delle associazioni di volontariato, della Camera penale, della Polizia Penitenziaria con il chiaro fine di approfondire il percorso trattamentale a beneficio dei detenuti e, quindi, niente affatto generica'.
'Ora, a fronte di una richiesta dello scorso novembre, anticipata da una precedente corrispondenza, se il DAP avesse voluto, in due mesi avrebbe potuto richiedere eventuali integrazioni e/o precisazioni - ribadiscono dalla maggioranza - invece si è atteso il 13 gennaio 2026, cioè solamente 2 giorni prima dell'evento, per comunicare tale diniego'.
'Lasciamo ai cittadini, alle associazioni coinvolte, alla camera Penale e a tutti coloro che si interessano di questa realtà, ogni valutazione sul punto - evidenziano Lenzini, Abrate, Silingardi, Baracchi e Ballestrazzi - la città, le associazioni, i professionisti e tutti coloro
'Qualcuno ritiene ed ipotizza che le reali ragioni del diniego del Consiglio proprio in carcere siano altre - ricordano - ossia che non si sia voluto approfondire una situazione assai critica dove sovraffollamento, carenze strutturali e di organici della Polizia Penitenziaria hanno consigliato al Governo di 'bloccare' l'iniziativa, secondo il detto che occhio non vede e cuore non duole'.
'Come forze di maggioranza ci teniamo a ricordare che il Consiglio Comunale è da anni impegnato a promuovere azioni affinché tutta la città consideri il carcere una componente della comunità locale e non un luogo isolato a se stesso - affermano - ed è proprio per questo che abbiamo già fatto almeno tre visite, discusso mozioni, promosso la conoscenza all'esterno dei progetti educativi e sociali del carcere e soprattutto istituito la figura del Garante dei detenuti. Per tutto questo crediamo che svolgere un Consiglio Comunale in carcere non sia solamente un nostro diritto, ma soprattutto un nostro dovere da eletti che rispondono ai cittadini modenesi, nonchè un'ulteriore tappa di un percorso volto
'Purtroppo il cuore di chi lavora, fa volontariato ed è detenuto nel nostro Carcere duole parecchio, perché ogni giorno sono tutti chiamati a sacrifici enormi - dicono dalla maggioranza - basta riprendere la relazione del Comandante della Polizia Penitenziaria di Modena e quella del Garante delle persone private della libertà, da cui emergono dati allarmanti e sconfortanti'.
'Chiarito che non vi era alcun valido motivo per impedire lo svolgimento del massimo consesso democratico e rappresentativo dei cittadini modenesi in Carcere, proviamo a fare un passo in avanti rilanciando - concludono gli esponenti di maggioranza in consiglio comunale a Modena - proponendo sin d'ora di poter svolgere il Consiglio Comunale in Carcere e preavvisando il Governo e il DAP di questa nostra intenzione, fiduciosi che non ci saranno più dinieghi all'ultimo minuto che non aiutano il lavoro, l'azione e la vita di tutti coloro che quotidianamente hanno a che fare con il nostro carcere'.




