La domanda, protocollata il 23 marzo 2026, non dà nulla per certo: parla di una situazione “da verificare” e chiede se il Comune sia già a conoscenza della presenza di materiali contenenti asbesto. In caso affermativo, si domanda quale sia l’ultima valutazione sullo stato di conservazione delle coperture, elemento decisivo per stabilire eventuali rischi e interventi.
L’iniziativa rientra nelle procedure previste dalla normativa sull’accesso alle informazioni ambientali e punta a ottenere un quadro ufficiale, superando il livello preliminare della segnalazione.
Perché la verifica è importante.
L’amianto è stato utilizzato per decenni nell’edilizia e la sua messa al bando risale al 1992. La legge prevede che eventuali manufatti ancora presenti siano monitorati, classificati e, se necessario, bonificati da tecnici qualificati. La pericolosità non dipende dalla semplice presenza del materiale, ma dal suo stato: se deteriorato, può rilasciare fibre nell’aria.
L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ricorda che “qualora fosse confermata la presenza di amianto, si tratterebbe di un materiale potenzialmente cancerogeno, pericoloso quando le sue fibre si disperdono nell’aria e vengono inalate”.
Al momento, come detto, non esiste alcuna conferma della presenza di amianto nell’area segnalata. La richiesta di accesso agli atti rappresenta un passaggio formale per ottenere informazioni certe e, se necessario, attivare le procedure previste dalla legge. Gli enti competenti sono ora chiamati a rispondere, chiarendo se la situazione sia già monitorata o se occorrano nuovi sopralluoghi.
La vicenda resta aperta e in attesa di riscontri, mentre cresce l’attenzione dei cittadini su un tema che, per la sua natura, richiede trasparenza e tempestività.
Nella foto, Mirko Zanoli, referente Osservatorio Nazionale Amianto Carpi


