Non poteva mancare, nella vicenda Castelfrigo, anche l’accordo separato voluto dal padrone e dal sindacato giallo che ovviamente discrimina i lavoratori in lotta e premia i crumiri, anche se va detto che gli stessi lavoratori crumiri non hanno certo ottenuto un posto di lavoro stabile presso la Castelfrigo, ma solo somministrato per sei mesi e quindi in prova dunque sono ancora una volta ricattati.
Si tratta dell’ennesimo episodio di comportamento anti - sindacale da parte di Castelfrigo e, come quasi sempre avviene, il comportamento illecito contro il sindacato vero si avvale dei sindacati “amici” del padrone e questo lo so bene avendo dovuto difendere la Fiom in una controversia durata due anni contro Marchionne e i suoi sindacati amici. Il punto più importante però, quello da cui bisogna partire e che non vedo citato affatto, neanche nell’accordo sottoscritto il 29 in Regione di cui vanno riconosciute in senso positivo le buone intenzioni, è che tutti questi lavoratori formalmente soci delle varie coooperative sono in realtà e da sempre dipendenti a tutti gli effetti di Castelfrigo perché quelle cooperative han solo fatto una volgare interposizione ed appalto di manodopera.
Qui dunque non si tratta di far passare i lavoratori da una cooperativa cattiva ad una buona, ma di affermare innanzitutto quel fondamentale dato della loro dipendenza reale dalla ditta committente Castelfrigo. Poi si possono cercare e trovare tutte le soluzioni adeguate nell’ambito del settore, ma se non si parte da lì la strada sarà in salita anziché in discesa perché si dovrà rivendicare per questi lavoratori qualcosa che in realtà già a loro appartiene e cioè un posto di lavoro stabile in Castelfrigo. Mi chiedo davvero perché in tutti questi anni nessuno abbia detto che il re è nudo portando questa vicenda davanti ad un giudice. Chiedo alla Giunta regionale e al suo Presidente di intensificare gli sforzi per una equa conclusione della vicenda, ma a partire dal livello giusto che è quello della vera qualità datoriale di Castelfrigo anche sotto il profilo del rispetto dei contratti. Mi chiedo come sia possibile che 150 lavoratori su 180 siano stati trattati e qualificati come facchini mentre per anni lavoravano in realtà come operai nella linea di lavorazione delle carni, basterebbe questo per inchiodare definitivamente Castelfrigo alle sue responsabilità.
Piergiovanni Alleva - consigliere regionale l'Altra Emilia - Romagna



