Bonaccini ha quindi arginato un fiume leghista che avanza impetuoso anche nella nostra regione. Bonaccini salvatore del Pd dunque, e probabilmente pure del Conte bis. Ma in che stato è il partito che ha salvato?
È un partito che pur difendendo la sua roccaforte storica arranca. La Lega, come si è detto, avanza decisa anche in Emilia-Romagna, com'è stato dimostrato dalle elezioni europee dello scorso maggio. Insomma, la supremazia del centro-sinistra nella nostra regione è tutta da verificare. Il Pd deve infatti la sua vittoria a un candidato forte, autorevole, competente e carismatico, favorito da un'avversaria che è stata messa in ombra dal leader nazionale del suo partito.
Ma soprattutto il voto emiliano-romagnolo non muta il quadro nazionale. Lega egemone, 5 Stelle in decomposizione e Pd annaspante, privo di alleati con cui creare una coalizione di centro-sinistra coesa e competitiva, mentre la convivenza all'interno dell'attuale maggioranza di governo è difficoltosa.
Passata la sbornia emiliano-romagnola il Pd deve quindi tornare a fare i conti con una realtà avversa. Finora le sconfitte non sono servite a ridare slancio ai democratici. Dopo la storica sconfitta del 4 marzo il Pd ci ha messo un anno per eleggere il nuovo segretario. Dopo la batosta delle europee ha conosciuto una scissione, l'ennesima.
Visto quindi che le sconfitte non sono servite a nulla, la speranza è che questa vittoria possa finalmente rilanciare non solo il Pd ma tutto il fronte progressista e riformista di centro-sinistra per creare un'alternativa credibile alla destra in grado di formulare una visione ben definita del paese e del suo futuro.
Se ciò accadrà, la vittoria delle elezioni emiliano-romagnole del 2020 verrà ricordata come un nuovo inizio.
Massimiliano Palladini



