Questo il quadro. Numeri che parlano da soli e che dovrebbero zittire ogni tipo di analisi minimalista o peggio ancora negazionista. Ecco allora che, di fronte a una simile realtà, sorprende come nessun amministratore modenese, a partire dal sindaco Giancarlo Muzzarelli e dal presidente della Regione Stefano Bonaccini passando per i sindaci dei principali Comuni, abbia parlato esplicitamente della necessità di aumentare le restrizioni per la nostra provincia.
Antipopolare affermarlo, certo non si attirano consensi, ma la politica e l'onere dell'amministrare in situazioni di emergenza impongono scelte difficili. E' vero, Muzzarelli ha bocciato a priori la pacifica e legittima manifestazione dei ristoratori di poche settimane fa contro il Dpcm (che peraltro era assolutamente legittima e nulla aveva di pericoloso), ma per il resto si è sempre dimostrato contrario a giri di vite e limitazioni ulteriori. Stesso dicasi di Bonaccini che non si è mai addentrato nella specificità delle singole province limitandosi sinora e difendere la zona gialla regionale nel suo complesso (qui l'articolo).
La spiegazione di questo silenzio e di questa volontà di non sottolineare l'emergenza che si sta vivendo in provincia di Modena è chiara e comprensibile: non alimentare la paura dei cittadini per nuove restrizioni, non evocare zone rosse che ovviamente non attirano applausi.
Ma questo non è tempo degli applausi. In attesa di una presa di coscienza collettiva, occorre che chi amministra si sobbarchi il peso di andare controcorrente e dire (ma soprattutto fare) cose antipopolari. A Modena servono restrizioni che consentano di raffreddare l'emergenza. E' evidente quanto doloroso dirlo.
Giuseppe Leonelli



