Primo elemento di rilievo nell'udienza dei giorni scorsi, è la decisione della Corte di dichiarare ammissibile l’intervento dello stesso Giovanardi, rappresentato dall’avvocato Cogo. La Consulta ha riconosciuto che l’ex parlamentare, essendo parte del procedimento penale da cui il conflitto trae origine (processo white list), è direttamente esposto agli effetti della futura pronuncia.
Nel merito, le argomentazioni presentate dal Senato e sostenute anche dalla Camera dei Deputati hanno evidenziato un quadro ritenuto critico sotto il profilo procedurale. Secondo i ricorrenti, il Tribunale di Modena avrebbe ignorato la necessità di richiedere l’autorizzazione parlamentare prima di acquisire e utilizzare le registrazioni, nonostante queste contenessero “comunicazioni e conversazioni riferibili al parlamentare”.
La relatrice ha ricordato che il Tribunale aveva qualificato tali materiali come semplici “documenti”, sottraendoli così al perimetro dell’articolo 68, scelta nettamene contestata dagli avvocati di Camera e Senato.
Durante l’udienza, l'avvocato del Senato, rappresentata da Mario Esposito, ha parlato esplicitamente di “forzature” e di un atteggiamento “ostinato” da parte del Tribunale, sottolineando come la giurisprudenza costituzionale più recente, in particolare le sentenze 170 e 227 del 2023, abbia ampliato la nozione di intercettazione “in qualsiasi forma”, includendo anche le registrazioni tra presenti quando fissano su un supporto elettronico il contenuto di una comunicazione.
'L'utilizzabilità di queste registrazioni era già stato oggetto di un'eccezione nel procedimento penale ed era già stato deliberato dall'aggiunta che infatti aveva proposto all'Assemblea del Senato di sollevare i conflitti di attribuzione. Di questo il Tribunale non ha fatto alcun conto ed è il punto che denuncia davvero il tono costituzionale di questo conflitto, nella misura in cui c'è un rifiuto che mi permetterei di dire ostinato da parte del Tribunale di chiedere l'autorizzazione e poi semmai a sua volta sollevare un
L’avvocato Gianpaolo Maria Cogo, per Giovanardi, ha richiamato, a sua volta, la giurisprudenza penale, secondo cui una registrazione clandestina può essere utilizzata solo da chi l’ha effettuata e solo a discarico della propria posizione, non certo acquisita da terzi senza richiesta di autorizzazione per finalità accusatorie. Una circostanza che, nel caso di un parlamentare, renderebbe ancora più stringente l’obbligo di autorizzazione preventiva. Che, appunto, non c'è stata. Ancora più esplicito il passaggio: 'L'interveniente è stato improntato alla verifica della corrispondenza delle fonti di carattere costituzionale e di legittimità in sede penale riportate nell'ordinanza del Tribunale di Modena allo scopo di verificare e comprendere se vi sia un riscontro. Benissimo, la possibilità di trovare riscontri è proprio risultata zero'.
La vicenda che vede coinvolto il tribunale di Modena, costituisce come detto un precedente di grande rilievo. La decisione della Consulta non riguarderà soltanto il caso specifico, ma potrà incidere sul modo in cui, in futuro, verranno trattate le comunicazioni dei parlamentari in presenza di nuove tecnologie di registrazione. La Corte, dopo avere giudicato ammissibile la richiesta dell'ex senatore di intervenire, si è riservata la decisione.
Nella foto, Carlo Giovanardi nell'aula del Senato. Sopra, a destra, una immagine di interno della Corte Costituzionale e, sotto, di esterni del tribunale di Modena



