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Green pass obbligatorio, il giovedì sera che stravolge l'idea di libertà

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Senza clamore si è divisa la popolazione in due: da una parte coloro che si sono vaccinati o decideranno di farlo, dall'altra coloro che non si vogliono vaccinare


Green pass obbligatorio, il giovedì sera che stravolge l'idea di libertà
Forse non tutti hanno capito la portata di quello che il premier Draghi ha annunciato questa sera. Forse non è ben chiaro cosa è stato introdotto oggi nel nostro Paese. Senza tanto clamore si è divisa la popolazione in due: da una parte coloro che si sono vaccinati o decideranno di farlo (e accetteranno le prossime inevitabili dosi), dall'altra coloro che non si sono vaccinati e che in nessun caso lo faranno. Obbligo o non obbligo, forzatura o non forzatura, green pass o non green pass. Perchè la pensano in questo modo, magari supportati da esperti più o meno credibili, ma comunque fermi nella loro decisione. Punto. Giusto o sbagliato che sia, a meno di camicie di forza, resisteranno.
Ognuno può dare il giudizio morale che vuole su questa scelta, ma è un dato di fatto.
E nulla c'entrano le deliranti (quelle sì) posizioni negazioniste rispetto al virus.

Quindi introducendo il green pass si creano due mondi, due categorie. I buoni da una parte, i cattivi (paragonati addirittura da un membro del Cts ad evasori fiscali) dall'altra. E ai cattivi dal 6 agosto sono vietati i luoghi di ristorazione, di divertimento, di svago, di cultura. Finanche i concorsi pubblici. Nel dettaglio senza la carta verde non si potrà accedere a:
- Servizi per la ristorazione svolti da qualsiasi esercizio per consumo al tavolo al chiuso
- Spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportivi
- Musei, altri istituti e luoghi della cultura e mostre;
- Piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, anche all’interno di strutture ricettive, limitatamente alle attività al chiuso;
- Sagre e fiere, convegni e congressi;
- Centri termali, parchi tematici e di divertimento;
- Centri culturali, centri sociali e ricreativi, limitatamente alle attività al chiuso e con esclusione dei centri educativi per l’infanzia, i centri estivi e le relative attività di ristorazione;
- Attività di sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò;
- Concorsi pubblici.

Tutto questo dai 12 anni in su. Ma non solo, il premier Draghi ha di fatto già preannunciato che verranno presto prese ulteriori misure e verranno addirittura valutate e discusse coi sindacati le proposte di Confindustria sulle restrizioni nei luoghi di lavoro.
Ora, qui non è in discussione la pericolosità del virus e nemmeno l'efficacia del vaccino nel contrastarlo. Varrebbe la pena far notare che gran parte dei virologi concordano sul fatto che anche i vaccinati possono trasmettere il virus, ma, detto questo, il tema scientifico non può coprire da solo tutto il dibattito che una misura così drastica apre.
Il green pass apre problemi di legittimità costituzionale, contraddice il recentissimo regolamento Ue che impone di non discriminare anche chi per scelta non vuole vaccinarsi (qui l'articolo) e - indubbiamente - pesa in modo clamoroso sulla libertà dei cittadini, foss'anche a fare una scelta sbagliata per sè (ma, come detto, non direttamente impattante sul prossimo dal momento che purtroppo la scienza oggi, al netto di studi in corso, conferma che il vaccino non rende immuni dall'essere contagiosi, magari meno contagiosi, ma non neutri).

Allora, che tutto questo venga introdotto in un banale giovedì sera, con una conferenza stampa sterile peraltro tagliata a metà dal primo canale della Tv di Stato che doveva dar spazio al telegiornale, appare incredibile.
In un Paese che discute per mesi su tutto, che per attuare riforme attende anni, si decide da un giorno all'altro di varare un decreto che stravolge (non si sa per quanto) il concetto di socialità e di libertà. Anche per i bimbi di 12 anni.
Oggi, al di là della difficoltà nel far applicare concretamente questo decreto creando tante 'guardie' improvvisate, si è aperta una porta che mai dal Dopoguerra in poi era stata aperta. Si sono divisi i cittadini in due: coloro che obbediscono ai voleri del Governo e coloro che non vogliono obbedire. Ad oggi, paradossalmente, legittimamente. Perchè nutrono altre speranze, perchè si sono informati in modo differente, perchè non sono allineati o perchè ribelli. Non importa.
E nemmeno il merito di ciò a cui si è chiamati ad obbedire è dirimente. E' una questione di principio. Si è aperta una porta. Oggi all'obbligo vaccinale camuffato, domani la stessa porta potrebbe essere usata per altri scopi, perchè queste porte non si aprono e si chiudono a piacimento. Questo va detto e il fatto che si tema che sia rischioso dirlo è la dimostrazione di quanto il problema sia concreto.
Giuseppe LeonelliForse non tutti hanno capito la portata di quello che il premier Draghi ha annunciato questa sera. Forse non è ben chiaro cosa è stato introdotto oggi nel nostro Paese. Senza tanto clamore si è divisa la popolazione in due: da una parte coloro che si sono vaccinati o decideranno di farlo (e accetteranno le prossime inevitabili dosi), dall'altra coloro che non si sono vaccinati e che in nessun caso lo faranno. Obbligo o non obbligo, forzatura o non forzatura, green pass o non green pass. Perchè la pensano in questo modo, magari supportati da esperti più o meno credibili, ma comunque fermi nella loro decisione. Punto. Giusto o sbagliato che sia, a meno di camicie di forza, resisteranno.
Ognuno può dare il giudizio morale che vuole su questa scelta, ma è un dato di fatto.
E nulla c'entrano le deliranti (quelle sì) posizioni negazioniste rispetto al virus.

Quindi introducendo il green pass si creano due mondi, due categorie. I buoni da una parte, i cattivi (paragonati addirittura da un membro del Cts ad evasori fiscali) dall'altra. E ai cattivi dal 6 agosto sono vietati i luoghi di ristorazione, di divertimento, di svago, di cultura. Finanche i concorsi pubblici. Nel dettaglio senza la carta verde non si potrà accedere a:
- Servizi per la ristorazione svolti da qualsiasi esercizio per consumo al tavolo al chiuso
- Spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportivi
- Musei, altri istituti e luoghi della cultura e mostre;
- Piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, anche all’interno di strutture ricettive, limitatamente alle attività al chiuso;
- Sagre e fiere, convegni e congressi;
- Centri termali, parchi tematici e di divertimento;
- Centri culturali, centri sociali e ricreativi, limitatamente alle attività al chiuso e con esclusione dei centri educativi per l’infanzia, i centri estivi e le relative attività di ristorazione;
- Attività di sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò;
- Concorsi pubblici.

Tutto questo dai 12 anni in su. Ma non solo, il premier Draghi ha di fatto già preannunciato che verranno presto prese ulteriori misure e verranno addirittura valutate e discusse coi sindacati le proposte di Confindustria sulle restrizioni nei luoghi di lavoro.
Ora, qui non è in discussione la pericolosità del virus e nemmeno l'efficacia del vaccino nel contrastarlo. Varrebbe la pena far notare che gran parte dei virologi concordano sul fatto che anche i vaccinati possono trasmettere il virus, ma, detto questo, il tema scientifico non può coprire da solo tutto il dibattito che una misura così drastica apre.
Il green pass apre problemi di legittimità costituzionale, contraddice il recentissimo regolamento Ue che impone di non discriminare anche chi per scelta non vuole vaccinarsi (qui l'articolo) e - indubbiamente - pesa in modo clamoroso sulla libertà dei cittadini, foss'anche a fare una scelta sbagliata per sè (ma, come detto, non direttamente impattante sul prossimo dal momento che purtroppo la scienza oggi, al netto di studi in corso, conferma che il vaccino non rende immuni dall'essere contagiosi, magari meno contagiosi, ma non neutri).

Allora, che tutto questo venga introdotto in un banale giovedì sera, con una conferenza stampa sterile peraltro tagliata a metà dal primo canale della Tv di Stato che doveva dar spazio al telegiornale, appare incredibile.
In un Paese che discute per mesi su tutto, che per attuare riforme attende anni, si decide da un giorno all'altro di varare un decreto che stravolge (non si sa per quanto) il concetto di socialità e di libertà. Anche per i bimbi di 12 anni.
Oggi, al di là della difficoltà nel far applicare concretamente questo decreto creando tante 'guardie' improvvisate, si è aperta una porta che mai dal Dopoguerra in poi era stata aperta. Si sono divisi i cittadini in due: coloro che obbediscono ai voleri del Governo e coloro che non vogliono obbedire. Ad oggi, paradossalmente, legittimamente. Perchè nutrono altre speranze, perchè si sono informati in modo differente, perchè non sono allineati o perchè ribelli. Non importa.
E nemmeno il merito di ciò a cui si è chiamati ad obbedire è dirimente. E' una questione di principio. Si è aperta una porta. Oggi all'obbligo vaccinale camuffato, domani la stessa porta potrebbe essere usata per altri scopi, perchè queste porte non si aprono e si chiudono a piacimento. Questo va detto e il fatto che si tema che sia rischioso dirlo è la dimostrazione di quanto il problema sia concreto.
Giuseppe Leonelli



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