'Controllare un certificato verde è questione davvero di pochi secondi, per questo non vedo nessun problema nel continuare a controllarlo' - ha detto Lopalco. Parole che fino a due anni fa gli italiani avrebbero accettato di sentire solo in un film di fantascienza, con pop corn e bibita in mano, consapevoli che all'uscita dal cinema tutto sarebbe svanito.
Invece no, l'incubo non svanisce. Anzi, viene spacciato per normalità. In un Paese anestetizzato dall'ultimo smartphone e alla continua ricerca di una distrazione per non osservarsi allo specchio, viene venduta per normalità la sostituzione della carta d'identità che fa dell'individuo un cittadino. Non più una cittadinanza legata allo ius sanguinis, ma una cittadinanza vincolata alla adesione volontaria a un trattamento sanitario da ripetersi nei modi e nei tempi decisi dalla politica, o meglio dal Governo, su indicazione di un Comitato tecnico-scientifico. Di questo stiamo parlando.
Diritti civili per sempre vincolati a un codice Qr che divide in due i cittadini, li separa, mettendoli gli uni contro gli altri per salvare e rafforzare chi quel codice Qr ha voluto. Non c'entra nulla il ruolo certificato dalla scienza dei vaccini nel contenere i casi più gravi di Covid. Non c'entra nulla l'aspetto sanitario. Il tema è puramente sociale.
Siamo di fronte a un ricatto sine die, a un fine pena mai al quale tutti devono piegarsi, indipendentemente - lo ripetiamo - dall'andamento della pandemia, che esiste e che nessuno mette in discussione. Non importa se la curva dei contagi cresce o sale: il Green pass c'è e resta. Questo è quello che i tecnici, supportati dagli uomini di Governo, stanno dicendo.
Un Paese così fa paura. Lo abbiamo detto e lo ribadiamo. Fa paura per la sua eccezionalità e per l'essere potenziale precursore di misure simili in altre parti d'Europa e del Mondo. Fa paura per la sua capacità di esasperare il conflitto sociale e per la parallela incapacità di non tollerare il dissenso. Fa paura per la sua perfidia. Del resto cosa se non questo è Male?
Giuseppe Leonelli
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