L'inceneritore di Modena, mai diventato termovalorizzatore nei termini in cui avrebbe dovuto essere (ovvero utilizzando l'energia termica prodotta dalla combustione per teleriscaldare case), ha continuato a generare introiti milionari per Hera, anche nel 2017. Autorizzata a bruciare nell'impianto di via Cavazza fino a 240.000 tonnellate di rifiuti, lo scorso anno la quantità di rifiuti conferiti nella grande bocca dell'inceneritore, si è fermata alla soglia delle 210 mila tonnellate, esattamente a 209.473. Appena al di sotto delle 212.000 prodotte l'anno prima, il 2016, al di sotto delle 240.000 tonnellate autorizzate per ogni anno, ma ben al di sopra di quelle che basterebbero a soddisfare il fabbisogno di smaltire la produzione di rifiuti indifferenziati nella provincia di Modena, intorno alle 125.000 tonnellate. Nel 2017 sono state 124.000 le tonnellate di rifiuti solidi urbani indifferenziati prodotti in provincia di Modena, quantità di poco inferiore alle 125.000 tonnellate prodotte nel 2016. Una riduzione che dovrebbe essere ben più marcata se considerassimo la percentuale in continuo aumento di raccolta differenziata. Perché se aumenta la raccolta differenziata (cosa che sta avvenendo con la provincia di Modena che ha raggiunto il 65%), dovrebbe diminuire la quota di rifiuti indifferenziati, destinata all'inceneritore. Al contrario, la percentuale di rifiuti indifferenziati prodotti e bruciati a Modena rimane invece sostanzialmente invariata.
Ancora una volta.E questo perché, come già evidenziato in altri articoli, dei tre pilastri che dovrebbero tenere in piedi il sistema 'virtuoso' di gestione dei rifiuti regionale (riduzione della produzione, riciclo,e raccolta differenziata), uno è saltato. La produzione di rifiuti pro-capite, che doveva ridursi, in provincia di Modena è aumentata arrivando ai 650 kg. Anche per questo la percentuale di rifiuti indifferenziati conferiti all'inceneritore non varia più di tanto nonostante l'aumento della raccolta differenziata.
L'obiettivo fallito della termovalorizzazione e la vendita dell'energia elettrica
Come più volte ribadito anche nel dossier che La Pressa ha dedicato all'inceneritore, l'impianto di via Cavazza (e non per responsabilità di Hera ma in questo caso principalmente del Comune di Modena), ha fallito uno dei suoi principali obiettivi 'ambientali'. Quello di alimentare con l'energia termica generata dalla combustione, abitazioni private ed imprese. Stando alle stime presentate da Comune ed Hera nel 2009 l'inceneritore, se funzionante come termovalorizzatore, avrebbe immesso in rete una tale quantità di calore tale da alimentare l'equivalente di 10.000 caldaie. Calore che doveva essere trasferito ed utilizzato nei nuovi comparti urbani (a partire da quello dell'ex mercato bestiame, ad oggi ancora abbandonato), che via via sarebbero stati costruiti, fino alla Madonnina.
I rifiuti speciali
Nel novembre del 2013 la Provincia di Modena ha autorizzato il gestore dell'impianto (Hera), all’operazione R1 di trattamento dei rifiuti, cioè “utilizzazione principalmente come combustibile o altro
L'impianto in è costituito oggi dalla linea di incenerimento rifiuti è autorizza di 240.000 tonnellate annue di
rifiuti, di cui al massimo 50.400 tonnellate annue di rifiuti.
Gi.Ga.



