A seguito della messa in funzione della linea 4 dell'inceneritore di via Cavazza, a Modena, (linea che ha sostituito le precedenti e che da sola consente oggi di incenerire fino a 240.000 tonnellate annue), il fabbisogno di acqua per il raffreddamento dell'impianto è aumentato rispetto ai consumi precedenti. A certificarlo è l'Arpae nel suo rapporto sull'inceneritore di Modena.
L'ultimo dato disponibile, riguardante il 2015, registra il consumo di 32.595 metri cubi di acqua potabile (che potrebbe essere destinata al consumo umano), e 1m ilione e 250 mila metri cubi di acqua industriale, ovvero prelevata dallo scarico del depuratore biologico e che potrebbe quindi essere utilizzata ad uso agricolo.
Quantità enormi di acqua usati, anziché per bere o per irrigare, per raffreddare un impianto che brucia rifiuti in quantità. Quantità che non si fermano, così come non si fermano le migliaia di tonnellate conferite, senza soluzione di continuità. Perché quel colosso, dimensionato per bruciare 240.000 tonnellate l'anno, non si può fermare e il suo impianto va raffreddato.
E per bruciare una quantià sempre maggiore di rifiuti ci vuole una quantià sempre maggiore di acqua. Erano 206mila tonnellate nel 2015, saliti a 212 nel 2016 ed in costante crescita nei primi mesi del 2017.
Un concetto che evidentemente non vale per l'inceneritore modenese che nel 2016 ha aumentato la quantità di rifiuti conferiti, portandola a 212mila, in costante aumento anche nei primi mesi del 2017. Un aumento che non solo fa presagire un avvicinamento alla soglia limite delle 240mila tonnellate concesse in un anno, ma anche, conseguentemente, un consumo di acqua potabile ed industriale maggiore anche rispetto al milione e 282mila tonnellate del 2015. Acqua che invece di essere utilizzata per bere o per irrigare continuerà ad essere utilizzata 'solo' per bruciare.


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