Tra febbraio e marzo il mercato ha registrato rincari fuori scala: i polimeri in granuli hanno segnato aumenti compresi tra il 25% e il 70%, mentre le resine sono salite dal 12% al 35%, con ricadute su tutta la produzione derivata. L’impennata dei prezzi ha travolto anche i materiali riciclati, annullando di fatto il vantaggio economico dell’economia circolare. “Gli aumenti eccezionali e le difficoltà negli approvvigionamenti prospettano un serio rischio di shortage lungo tutta la filiera – afferma Alberto Meschieri, presidente di Confapi Emilia – Siamo di fronte a una crisi operativa e finanziaria senza precedenti, con margini erosi e una pianificazione produttiva che diventa impossibile anche nel brevissimo periodo”.
La tensione è palpabile nelle aziende del territorio. Fabio Barbieri, titolare di Interdamo srl e associato Confapi Emilia, racconta una situazione ormai al limite: fornitori che revocano conferme su merce e prezzi, scorte di polietilene esaurite, ricorso a distributori occasionali pur di non fermare gli impianti. “Quando la disponibilità è tornata, abbiamo subito un rincaro del 45%. Una cifra assurda, ma inevitabile se vogliamo garantire il lavoro. Oggi programmare è diventato un esercizio quotidiano di incertezza”.
Di fronte a uno scenario che coinvolge un settore strategico per quasi tutti i comparti industriali, Unionchimica e Confapi Emilia chiedono interventi immediati a livello nazionale ed europeo: un monitoraggio costante dei prezzi per contrastare eventuali speculazioni, misure straordinarie per sostenere la liquidità delle imprese, azioni per garantire la continuità degli approvvigionamenti e la sterilizzazione dei costi energetici e dei trasporti, che pesano in modo crescente sulla produttività.
La posta in gioco è alta: un rallentamento della filiera delle materie plastiche avrebbe effetti rapidi e diretti su tutta l’industria e, di conseguenza, sui consumatori finali. “Occorre essere pratici e pragmatici – conclude Meschieri – servono risposte rapide ed eccezionali, come la moratoria su imposte e finanziamenti già sperimentata durante la pandemia. Ma soprattutto è necessario ripensare il sistema di approvvigionamento: le catene di fornitura devono tornare in Europa”.



