Sono Romano Levoni, classe 1929, nome di battaglia “Balilla il Ribelle” ed oggi, settantotto anni fa’, proprio in queste ore, partecipavo alla sfilata della prima Divisione Armando Modena Montagna inquadrato quale Alfiere della Libertà e Portabandiera della Bandiera di Guerra Tricolore, a conclusione dei due anni di guerra trascorsi. Partecipo a questa Festa della Liberazione e alla ricostruzione storica, scevro da qualsiasi posizione ideologica, affinchè possa trasmettere la Mia personale esperienza di guerra alle generazioni future perchè quegli accadimenti, quei lutti, quelle disgrazie non si possano mai più verificare.
La Mia esperienza di combattente per la Libertà iniziò nell’estate del 1943 quando conobbi il futuro Comandante Partigiano Giovanni Rossi colui che da lì a pochi mesi divenne il Primo Comandante partigiano combattente delle montagne modenesi al comando di un manipolo di sassolesi. In quel periodo, il Comandante Giovanni Rossi, militava come Sergente del Regio Esercito ed era in convalescenza a Sassuolo dopo essere stato ferito gravemente dai partigiani Titini nel 1943. Una scheggia di granata gli sguarciò il petto a pochi centimetri dal cuore. Solo un miracolo lo salvò dalla morte certa.
Partecipai la sera dell'8 settembre 1943, insieme al Comandante Giovanni Rossi, alla chiamata a raccolta dei sassolesi suonando le campane della Torre civica del Paese contro l'invasore tedesco.
Il 9 settembre ero tra i combattenti della Battaglia del Palazzo Ducale prelevando, insieme al fratello Carlo, un camion del Regio Esercito pieno di munizioni e di armi conducendolo fino alle porte di Polinago intraprendendo, giovane tredicenne, la via dei monti cosi’ iniziando la resistenza contro i nazi-fascisti. Ai primi di marzo del 1944 appresi dell’assassinio del Comandante Giovanni Rossi ucciso per ordine del P.C.I. non volendo subire le imposizioni del Commissario Politico.
Da maggio 1944 ho partecipato attivamente, insieme a mio fratello Carlo, alle azioni di combattimento che si svolsero sugli appennini modenesi tra le quali il combattimento di Selva di Puianello, l'azione di minamento della strada provinciale di Gombola, la difesa della di Repubblica di Montefiorino e la Battaglia di Benedello dove venimmo feriti in combattimento e dati per morti.
Alla fine della battaglia, protratto tutto il giorno, e in seguito allo
Insieme al Comandante 'Armando' Mario Ricci, ai rappresentanti del O.S.S. americano, ricevemmo le ultime istruzioni nella piazzetta di di Vidiciatico prima dello sfondamento della Linea Gotica.
Con il gruppo di combattimento intitolato al S.Ten. Selvino Folloni, partecipai ai combattimenti di Monte Lancio contribuendo a liberare Fanano, Sestola, Pavullo nel Frignano, Serramazzoni e Maranello dove, per ordine dei Comandi Alleati, il Gruppo di Combattimento venne fermato. Anni addietro, in qualita’ di ospite d’onore, ho inaugurato il Cippo Commemorativo della Liberazione alla presenza del Sindaco di Fanano.
Dato per morto e mancando da casa ormai da più di un anno, raggiunsi Sassuolo in bicicletta anticipando la Colonna dei Brasiliani che la Liberarono il 23 aprile 1945. Ho conosciuto personalmente don Sante Bartolai, autore del famoso libro Da Fossoli a Mauthausen, rivedendolo nel 1970 insieme ad una scolaresca di giovani ventenni.
I miei ricordi delle atrocità della guerra civile sono frammenti che caratterizzarono quegli anni.
Come mai avrei pensato, dopo aver combattuto allora, perchè non esistessero mai più campi di concentramento come quello di Fossoli quando pochi anni dopo anni addietro fui costretto a scoprire che si era trasformato nel “Villaggio San Marco” per “ospitare” i profughi italiani provenienti dall’Istria e dalla Dalmazia scacciati e perseguitati dagli jugoslavi di Tito.
Ringrazio tutti i presenti augurandomi di riuscire a presenziare la Festa della Liberazione del prossimo anno.


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