Una relazione la cui premessa ha riguardato gli ultimi 17 anni, ovvero da quando, nel 2007 l'amministrazione e l'allora assessore (la stessa di oggi Francesca Maletti), scelse di chiudere il grande ed unico campo di via Baccelliera e spalmare le famiglie su 16 microaree distribuite sul territorio. Nelle microaree pubbliche esistenti sul territorio comunale – ha spiegato Maletti – sono attualmente presenti 293 persone, numero quasi identico a quando, nel 2007, l’Amministrazione decise di smantellare il grande insediamento di via Baccelliera (303 persone) a favore di area sosta di dimensioni più contenute.
Allacci elettrici abusivi, assenza o carenza di fogne, bambini a scuola a singhiozzo
L’assessore ha denunciato 'casi di allacciamenti irregolari alla corrente elettrica, in particolare nella microarea di via Djiango, dove si sono verificati due incendi causati da cavallotti abusivi ai contatori. La situazione ha richiesto interventi urgenti: è stato realizzato un bunker per proteggere gli impianti e nella nuova concessione viene esplicitamente previsto che chi commette reati simili possa essere escluso dalla microarea.Anche sul fronte degli scarichi e delle fognature, molte aree — soprattutto quelle private — non rispettano ancora i parametri minimi fissati dalla normativa regionale. Maletti ha ricordato che il regolamento approvato oggi vuole proprio dare un quadro certo anche per le microaree su suolo agricolo, stabilendo, ad esempio, il divieto di costruzioni in cemento e la necessità di delimitazioni fisiche e rispetto delle distanze sanitarie e ambientali.
Altro nodo ancora aperto sottolineato dall'assessore è quello della scolarizzazione: se formalmente l’obbligo scolastico è rispettato, nella pratica molti minori “frequentano a singhiozzo”, ha sottolineato l’assessore. “Questo impedisce un apprendimento regolare e vanifica ogni sforzo di integrazione. Serve maggiore accompagnamento e corresponsabilità da parte delle famiglie.”
Un percorso iniziato nel 2007, ma ancora senza sbocco
Il progetto modenese delle microaree ha radici lontane: iniziato nel 2007, è stato seguito dalla legge regionale del 2015, che ha definito parametri urbanistici e sociali per superare l’esperienza dei “campi nomadi” a favore di forme di abitare più dignitose e integrate.La ricognizione avviata dagli uffici comunali ha mostrato che non tutte le persone che risiedono nelle microaree risultano realmente presenti. Alcuni si sono spostati in altri Comuni (come Carpi o Reggio Emilia) ma mantengono la residenza a Modena. Altri, pur vivendoci, non hanno titolo legale per farlo. Da qui la necessità, sottolineata da Maletti, di aggiornare gli elenchi e definire chi ha effettivamente diritto a vivere nelle aree, anche in base a legami familiari riconosciuti.
Le due delibere approvate
Una delibera sulle concessioni: le microaree pubbliche verranno concesse per massimo cinque anni, non rinnovabili automaticamente ma solo previa verifica della situazione familiare, del rispetto delle norme e della partecipazione ai percorsi di inclusione (scolastici, lavorativi, sanitari).Una delibera urbanistica: recepisce i criteri della legge regionale, distinguendo tra microaree pubbliche e private, e stabilendo limiti chiari su cosa è ammesso (case mobili, delimitazioni naturali, cancelli interni, strutture amovibili) e cosa è vietato (costruzioni permanenti, impianti fognari assenti, insediamenti troppo vicini tra loro o a fonti di rischio).
“Dobbiamo riportare legalità, sicurezza e rispetto anche in queste situazioni particolari,” ha concluso Maletti, ribadendo che la tutela dei diritti va di pari passo con il rispetto dei doveri.
Il programma di attuazione delle microaree per le comunità Sinti e Rom
Il programma contenuto nelle due delibere prevede la creazione di spazi abitativi temporanei, distribuiti uniformemente sul territorio e collocati in luoghi sicuri e accessibili. Le microaree possono sorgere in ambiti urbani o rurali, ospitando fino a 15 persone per 2.000 m², in strutture leggere dotate di servizi igienici e dispositivi di sicurezza. Sono necessarie opere di urbanizzazione, adattamento climatico e inserimento paesaggistico. Le aree private sono regolate da convenzioni, mentre i costi restano a carico dei beneficiari.Il regolamento per le microaree pubbliche stabilisce che solo le persone già residenti vi possano permanere, con nuove autorizzazioni riservate a familiari stretti. La gestione avviene tramite convenzione quinquennale tra Comune e responsabile dell’area, che partecipa a un progetto di inclusione sociale monitorato da un’équipe educativa. È vietata qualsiasi modifica strutturale o uso improprio delle aree. Gravi e reiterate violazioni comportano la perdita del diritto di residenza.



