La Flam è stata costituita il 24 maggio 2024 da undici fondazioni preesistenti, sorte da altrettante opere pie (alcune di esse risalgono anche al 1700). L’ente gestisce un patrimonio di 383 unità immobiliari – di cui 308 a uso abitativo – e opera interventi sociali a favore di persone e famiglie in condizioni di difficoltà, attraverso assegnazione di alloggi (con canoni concordati), erogazione di borse di studio, contributi economici e altre forme di sostegno. In questa prima fase Fondazione ha anche investito 1 milione 600mila euro in ristrutturazioni e ha accompagnato e inserito decine di famiglie nelle proprie unità abitative.
Nel suo intervento monsignor Gazzetti ha ribadito l’obiettivo dell’ente, cioè «sostenere persone e famiglie in difficoltà» e favorire la loro «autonomia personale, sociale e lavorativa». La Fondazione punta anche a «garantire la sua sostenibilità», poiché da essa dipende la qualità e la sicurezza delle abitazioni. La Flam – spiega – non pretende di «risolvere l’emergenza abitativa» ma di «offrire un segno concreto» rispondendo al «bisogno di aiuto» al fine di «promuovere la dignità delle persone e famiglie accompagnate». A tale proposito la Flam ha stabilito «nuovi criteri per l’assegnazione dell’alloggio, tenendo conto non solo della dimensione economica ma anche della condizione sociale e sanitaria del nucleo».
Francesca Maletti ha sottolineato l’importanza della «decisione presa dall’arcidiocesi» di unificare le Fondazioni preesistenti dando vita a una «mappa sulle risorse a disposizione del territorio», che tiene conto delle «necessità delle persone e delle famiglie» seguite dall’ente. «Non parliamo solo di muri, ma anche di un nuovo approccio, portato avanti in un’ottica di comunità, utile a rispondere al bisogno reale dei nuclei del territorio», ha aggiunto Maletti.
«Mutuando un termine caro a Caritas, la Flam desidera rappresentare un'Opera-segno per l'abitare, promuovendo la realizzazione di microcontesti generativi per favorire comunità coese e solidali», ha osservato Federico Valenzano, sottolineando che la Fondazione «non ha l’ambizione di rispondere all’emergenza abitativa ma di proporre un modello responsabile di abitare». Secondo il direttore: «In questa visione l'alloggio assegnato diventa un «mezzo» e non un fine.
Risulta perciò decisivo «l'accompagnamento dedicato dagli operatori Flam durante il periodo di locazione, affinché l’assegnazione di un alloggio non si limiti alla risposta al bisogno primario, ma possa aprire a «percorsi di evoluzione nella vita delle persone», ha concluso Valenzano.

Le persone e famiglie che si sono rivolte alla FLAM per la prima volta per chiedere un alloggio e a cui l’Area Sociale ha dedicato ascolti e incontri sono state indirizzate alla FLAM perlopiù attraverso il passaparola o tramite Parrocchie e altri enti ecclesiali. Nel dettaglio si sono tenuti 188 colloqui con 115 persone, di cui 26 italiane e 89 di origine straniera. Tra le 115 persone incontrate, 20 di esse si sono rivolte, sono in carico (o lo sono state) al Servizio Sociale Territoriale per il bisogno abitativo e non solo; 18 sono supportate da altri servizi del territorio (es. cooperative ed enti gestori di accoglienza di migranti; Caritas Parrocchiali; Centro Antiviolenza). 40 le richieste dettate da situazioni di urgenza, quali disdette del contratto o accessi per sfratti esecutivi.



