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Modena, zona rossa in via Gallucci, il Pd attacca: 'Misura sproporzionata'

Modena, zona rossa in via Gallucci, il Pd attacca: 'Misura sproporzionata'

L'attacco del parlamentare Vaccari e del consigliere Barbari: 'Quale problema si vuole risolvere blindando la zona della movida?'


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'Fatico a comprendere le ragioni che porterebbero a fare di via Gallucci e dintorni una 'zona rossa', e soprattutto gli obiettivi di una misura così drastica. Le cosiddette zone rosse sono state introdotte in diverse città in aree caratterizzate da persistenti e gravi problemi di microcriminalità, spaccio, violenza e degrado, prevedendo una vigilanza rafforzata e controlli più stringenti da parte delle forze dell’ordine. A Modena, una misura analoga è già stata adottata nell’area della stazione ferroviaria e di viale Gramsci. Già allora avevo espresso forti perplessità, perché il rischio evidente era quello di non risolvere il problema, ma semplicemente di spostarlo nelle zone limitrofe. Ed è esattamente ciò che, almeno in parte, si è verificato'. A intervenire sull'annuncio del prefetto di Modena è il parlamentare modenese del Pd Stefano Vaccari.

'Per questo – prosegue il parlamentare dem – sorprende ancora di più che si pensi oggi di ricorrere allo stesso strumento per via Gallucci e la zona dei viali, dove il quadro appare profondamente diverso. Episodi come scazzottate e aggressioni vanno certamente contrastati e non possono essere minimizzati, ma siamo di fronte soprattutto a un’area della movida, con un’elevata concentrazione di locali e di giovani, inevitabilmente più rumorosa e complessa da gestire.
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È sufficiente questo per arrivare a una 'zona rossa'? E perché una decisione di questo tipo arriva proprio senza un confronto con delle associazioni di categoria che hanno successivamente espresso perplessità su una scelta di questo tipo?'

Vaccari richiama inoltre l’esperienza avviata nei mesi scorsi proprio in via Gallucci con street tutor e vigilanza privata, sostenuta economicamente dalla Camera di Commercio: 'Solo poche settimane fa, nel bilancio del primo mese di questa esperienza, si erano sottolineati i risultati positivi, auspicando che la collaborazione potesse proseguire. Non si descriveva via Gallucci come un’emergenza di ordine pubblico tale da richiedere una presenza straordinaria delle forze dell’ordine, ma come una zona caratterizzata dalla concentrazione di pubblici esercizi e di giovani, nella quale è opportuno garantire un monitoraggio aggiuntivo a tutela di chi la frequenta, degli esercenti e soprattutto dei residenti. Cosa è cambiato in così poco tempo da rendere necessaria una misura tanto più pesante?'

'Non vorrei – aggiunge Vaccari – che dal Viminale, dopo i provvedimenti adottati in città come Roma, Napoli, Bologna, Firenze e Palermo, fosse arrivato un indirizzo volto a estendere le zone rosse anche ai luoghi della movida.
Se così fosse, sarebbe un approccio che considero sproporzionato: problemi diversi non possono essere affrontati indistintamente con lo stesso strumento. Mi chiedo infatti quale risultato si pensi di ottenere blindando di fatto una parte del centro storico e rischiando di inasprire inutilmente il rapporto con chi quella zona la fa vivere, con chi ci lavora, con chi la frequenta e con chi vi risiede. Sicurezza, vivibilità e diritto al riposo dei residenti sono esigenze reali e devono essere garantite, ma servono strumenti proporzionati ai problemi'.

'Forse sarebbe stato auspicabile – conclude Vaccari – attendere il superamento delle attuali ordinanze comunali sugli orari, sulla vendita e somministrazione di alcolici e sulla musica. Il Comune ha infatti annunciato l'intenzione di rimettere mano ai regolamenti del commercio e del rumore, attraverso un confronto con associazioni di categoria e residenti. Quella mi sembra la sede più utile per costruire un equilibrio duraturo tra le esigenze di chi abita in centro, quelle degli operatori economici e quelle dei tanti giovani che frequentano la zona. Prima di introdurre provvedimenti eccezionali bisogna dimostrare che esista davvero una situazione eccezionale che li giustifichi'.

 

Sul tema interviene anche il consigliere comunale Luca Barbari (nella foto).
'Ad oggi, 8 settembre 2026, non risulta ancora pubblicato il decreto prefettizio che inserisce via Gallucci nella 'zona a vigilanza rafforzata', le cosiddette zone rosse.
La misura è stata annunciata con il comunicato della Prefettura del 3 settembre, poi ripreso da tutti i giornali. Il decreto attualmente vigente resta quello del 6 maggio 2026, con scadenza il 15 settembre, che riguarda l'area della Stazione, Novi Sad, i Giardini Ducali e il Parco XXII Aprile. Leggendolo, però, c'è una parola che attira l'attenzione. 'Finalmente'. Finalmente? Per il vocabolario questo avverbio introduce un'azione attesa a lungo o con sforzo'.

 

'Il decreto dice: 'Ritenuta, finalmente [...] la ricorrenza delle condizioni per l'adozione del provvedimento'. Ragionevolmente, nel linguaggio della burocrazia, quel 'finalmente' può significare 'infine', 'in conclusione'. Chi ha scritto quella riga intendeva soltanto chiudere l'elenco delle premesse, ma letta così la frase produce un effetto paradossale. Perché quali sono le condizioni che la legge richiede per istituire una zona rossa, a vigilanza rafforzata? La prima è che si tratti di una specifica zona urbana. E su questo, francamente, vedo poco 'finalmente', quelle aree sono urbane da molto tempo. La seconda condizione è decisamente... meno positiva: la zona deve essere caratterizzata da 'gravi o ripetuti episodi di criminalità o di illegalità'. È proprio questo il presupposto sostanziale richiamato dal decreto prefettizio. Perché il punto è che una zona rossa si può istituire soltanto dopo che gli episodi gravi o ripetuti si sono verificati, in pratica la legge lo chiede come presupposto.
Allora, un 'finalmente' associato al verificarsi di questa condizione suona piuttosto... strano. Il decreto vigente scade il 15 settembre e quello annunciato il 3 non risulta ancora pubblicato. Confido allora che il nuovo decreto possa almeno rinunciare al 'finalmente'. Preferirei al suo posto un 'purtroppo'. Bisognerebbe prevenire il ripetersi di reati, anzichè prendere atto che 'finalmente' le condizioni consentono di assumere simili misure. Un 'purtroppo' sarebbe stato, se non altro, infine, più rispettoso di Modena e dei modenesi' - chiude Luca Barbari, consigliere comunale.
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