'Per questo – prosegue il parlamentare dem – sorprende ancora di più che si pensi oggi di ricorrere allo stesso strumento per via Gallucci e la zona dei viali, dove il quadro appare profondamente diverso. Episodi come scazzottate e aggressioni vanno certamente contrastati e non possono essere minimizzati, ma siamo di fronte soprattutto a un’area della movida, con un’elevata concentrazione di locali e di giovani, inevitabilmente più rumorosa e complessa da gestire. È sufficiente questo per arrivare a una 'zona rossa'? E perché una decisione di questo tipo arriva proprio senza un confronto con delle associazioni di categoria che hanno successivamente espresso perplessità su una scelta di questo tipo?'
Vaccari richiama inoltre l’esperienza avviata nei mesi scorsi proprio in via Gallucci con street tutor e vigilanza privata, sostenuta economicamente dalla Camera di Commercio: 'Solo poche settimane fa, nel bilancio del primo mese di questa esperienza, si erano sottolineati i risultati positivi, auspicando che la collaborazione potesse proseguire. Non si descriveva via Gallucci come un’emergenza di ordine pubblico tale da richiedere una presenza straordinaria delle forze dell’ordine, ma come una zona caratterizzata dalla concentrazione di pubblici esercizi e di giovani, nella quale è opportuno garantire un monitoraggio aggiuntivo a tutela di chi la frequenta, degli esercenti e soprattutto dei residenti. Cosa è cambiato in così poco tempo da rendere necessaria una misura tanto più pesante?'
'Non vorrei – aggiunge Vaccari – che dal Viminale, dopo i provvedimenti adottati in città come Roma, Napoli, Bologna, Firenze e Palermo, fosse arrivato un indirizzo volto a estendere le zone rosse anche ai luoghi della movida.
'Forse sarebbe stato auspicabile – conclude Vaccari – attendere il superamento delle attuali ordinanze comunali sugli orari, sulla vendita e somministrazione di alcolici e sulla musica. Il Comune ha infatti annunciato l'intenzione di rimettere mano ai regolamenti del commercio e del rumore, attraverso un confronto con associazioni di categoria e residenti. Quella mi sembra la sede più utile per costruire un equilibrio duraturo tra le esigenze di chi abita in centro, quelle degli operatori economici e quelle dei tanti giovani che frequentano la zona. Prima di introdurre provvedimenti eccezionali bisogna dimostrare che esista davvero una situazione eccezionale che li giustifichi'.
Sul tema interviene anche il consigliere comunale Luca Barbari (nella foto).
'Ad oggi, 8 settembre 2026, non risulta ancora pubblicato il decreto prefettizio che inserisce via Gallucci nella 'zona a vigilanza rafforzata', le cosiddette zone rosse.
'Il decreto dice: 'Ritenuta, finalmente [...] la ricorrenza delle condizioni per l'adozione del provvedimento'. Ragionevolmente, nel linguaggio della burocrazia, quel 'finalmente' può significare 'infine', 'in conclusione'. Chi ha scritto quella riga intendeva soltanto chiudere l'elenco delle premesse, ma letta così la frase produce un effetto paradossale. Perché quali sono le condizioni che la legge richiede per istituire una zona rossa, a vigilanza rafforzata? La prima è che si tratti di una specifica zona urbana. E su questo, francamente, vedo poco 'finalmente', quelle aree sono urbane da molto tempo. La seconda condizione è decisamente... meno positiva: la zona deve essere caratterizzata da 'gravi o ripetuti episodi di criminalità o di illegalità'. È proprio questo il presupposto sostanziale richiamato dal decreto prefettizio. Perché il punto è che una zona rossa si può istituire soltanto dopo che gli episodi gravi o ripetuti si sono verificati, in pratica la legge lo chiede come presupposto.
Allora, un 'finalmente' associato al verificarsi di questa condizione suona piuttosto... strano. Il decreto vigente scade il 15 settembre e quello annunciato il 3 non risulta ancora pubblicato. Confido allora che il nuovo decreto possa almeno rinunciare al 'finalmente'. Preferirei al suo posto un 'purtroppo'. Bisognerebbe prevenire il ripetersi di reati, anzichè prendere atto che 'finalmente' le condizioni consentono di assumere simili misure. Un 'purtroppo' sarebbe stato, se non altro, infine, più rispettoso di Modena e dei modenesi' - chiude Luca Barbari, consigliere comunale.


