Articoli Politica

'Modena, convegno su violenza subita dagli uomini non piace ad associazioni femministe? Temono di perdere risorse pubbliche'

'Modena, convegno su violenza subita dagli uomini non piace ad associazioni femministe? Temono di perdere risorse pubbliche'

Clarissa Martinelli: 'Riconoscere la violenza psicologica esercitata dalle donne significa depotenziare la lotta alla violenza contro le donne o guardare la realtà nella sua interezza?'


2 minuti di lettura

'È polemica a Modena dove il 21 settembre è in programma un convegno dal titolo “La violenza non ha genere. Profili giuridici e psicologici dell’aggressività femminile”. Un evento nato per accendere i riflettori su un tema ancora tabù: la violenza psicologica, i ricatti economici, le manipolazioni e l’isolamento sociale che alcune donne possono esercitare sugli uomini all’interno delle mura domestiche. Abusi invisibili, che non lasciano lividi sulla pelle ma possono distruggere vite intere, spesso nel silenzio e nella vergogna di chi subisce e non osa denunciare'. A usare queste parole è la nota giornalista modenese Clarissa Martinelli.

Parole che aprono un altro fronte rispetto alle critiche aprioristiche mosse da tutta la sinistra e addirittura dal sindaco Mezzetti e dall'assessore Camporota. Quello dei fondi destinati alle associazioni antiviolenza. Parole coraggiose che squarciano un velo di ipocrisia rispetto a una questione delicatissima, affrontata con colpevole ideologia non tanto dai partiti (questo non meraviglia), ma da un sindaco che dovrebbe rappresentare tutti i cittadini.

 

'Il convegno, però, ha sollevato un polverone. Associazioni femministe, centri antiviolenza e la stessa giunta comunale si sono schierati contro, parlando di provocazione. Il timore è che parlare della violenza femminile possa finire per depotenziare la lotta alla violenza maschile, al femminicidio e al patriarcato.
Spazio ADV dedicata a novisad
E qui si aprono due questioni. La prima riguarda quella che molti definiscono censura ideologica: perché impedire o delegittimare il dibattito su una forma di violenza dovrebbe rafforzare la lotta contro un’altra? Riconoscere una vittima significa forse negarne un’altra? - scrive Clarissa Martinelli -. La seconda è più concreta e riguarda le risorse pubbliche. Il timore, nemmeno troppo velato, è che riconoscere come la violenza possa colpire entrambi i sessi con modalità diverse possa portare la politica a destinare maggiori risorse anche a padri separati, uomini cacciati di casa o vittime di violenza psicologica ed economica; questo non piace alle tante associazioni antiviolenza che ricevono fondi per tutelare le donne. Da una parte, dunque, la necessità di rompere il silenzio e tutelare ogni vittima. Dall’altra, la difesa di spazi e finanziamenti costruiti negli anni intorno al contrasto della violenza sulle donne, vittime in numero maggiore di violenze fisiche e perfino uccise. E allora oggi vi chiediamo: il contrasto alla violenza deve diventare una guerra tra vittime per accaparrarsi le risorse pubbliche, oppure lo Stato ha il dovere di tutelare chiunque subisca un abuso, indipendentemente dal sesso?
Riconoscere la violenza psicologica esercitata dalle donne significa depotenziare la lotta alla violenza contro le donne, oppure significa guardare la realtà nella sua interezza?'
G.Leo.
Foto dell'autore

La Pressa è un quotidiano on-line indipendente fondato da Cinzia Franchini, Gianni Galeotti e Giuseppe Leonelli. Propone approfondimenti, inchieste e commenti sulla situazione politica, sociale ed ec...   

La Pressa
Logo LaPressa.it
Spazio ADV dedicata a Udicon

Da anni Lapressa.it offre una informazione indipendente ai lettori, senza nessun finanziamento pubblico. La pubblicità copre parte dei costi, ma non basta. Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci segue di concederci un contributo. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di lettori, è fondamentale.

Articoli Correlati