Il violento attacco nelle forme e nei contenuti sferrato prima dal sindaco di Modena Mezzetti e dall'assessore Camporota e poi dal Pd e dal fronte progressista al convegno sulla violenza considerata anche nella prospettiva di quella subita dalla dimensione maschile, organizzato per il 21 settembre alla sala Pucci a Modena, si sta trasformando sempre più in un boomerang per chi quell'attacco lo aveva sferrato. Una delle conferme più evidenti arriva dalla pagine social del Pd città di Modena dove il vicecoordinatore provinciale del Partito Diego Lenzini ha pubblicato un post critico con tanto di grafica contro il convegno. Messaggio con i quale Lenzini sosteneva che l’iniziativa “non fa un buon servizio al tema dei padri separati” (nel panel del convegno c'è anche un approfondimento dedicato alla condizione dei padri separati) e che “mette in contrapposizione uomini e donne”, oltre che rappresentare “un’operazione di negazionismo della violenza maschile sulle donne”. Ha definito la violenza contro le donne “un problema sistemico figlio della cultura patriarcale”, accusando il convegno di “inquinare i pozzi”, “falsificare la realtà”, “smantellare conquiste culturali e giuridiche”, “delegittimare i centri antiviolenza” e “offendere la memoria delle vittime di femminicidio”.
Il post si chiudeva con un elogio a Modena come “città baluardo dei diritti”.
Ma la reazione degli utenti, nonostante si trattasse di una pagina ufficiale del PD è stata diametralmente opposta alle intenzioni e al messaggio postato da Lenzini. Un messaggio percepito come ideologico, rigido e incapace di cogliere la complessità del fenomeno della violenza. Il risultato è stato un evidente effetto boomerang: invece di rafforzare e motivare la propria posizione, il PD l'ha indebolita,, generando accuse e contestazioni per la quasi totalità dei commenti.
I commenti arrivati sotto il post mostrano un fronte critico compatto. Daniele ha denunciato una doppia morale e un conflitto di interessi. Antonio ha contestato la propaganda, citando dati sugli omicidi di uomini e donne e richiamando modelli culturali oppressivi importati da contesti dove la donna è considerata proprietà dell’uomo. Pierangelo ha parlato di incoerenze giudiziarie. Francesco e Luisa hanno definito il patriarcato uno slogan politico che nasconde dinamiche familiari più complesse. Luciano ha ricordato che anche le donne uccidono e sfregiano uomini, denunciando l’ipocrisia nel non parlarne. Cesare ha avvertito che con queste posizioni il PD favorisce la destra. Vito ha criticato il silenzio del PD su episodi di violenza su minori. Edmond ha accusato il partito di negare la violenza sugli uomini.
Renato ha parlato di mancanza di idee e ipocrisia. Marialuisa ha richiamato la violenza commessa da uomini di cultura islamica. Giovanni ha liquidato il post come femminismo militante. Giorgio lo ha definito un assist alla destra. Leo ha parlato di emergenze costruite. Larry ha ridotto il PD a un “partito del degrado”. Emanuele ha invitato a rivolgere le stesse critiche agli “amici islamici”. Nicola ha accusato il partito di vivere di propaganda. Valerio ha ribadito che la violenza non ha genere. A questi si aggiunge un secondo intervento di Antonio, che ha ribadito gli stessi concetti con ulteriori riferimenti ai dati sugli omicidi.
Nel complesso, i commenti più pertinenti sono stati tutti critici, ovvero 20 su 20. Una contestazione unanime che evidenzia quanto il messaggio del PD non sia stato recepito come difesa dei diritti, ma come un tentativo di delegittimare un convegno scientifico che pone e approfondisce una questione scomoda, ovvero anche quello della violenza subita, a più livello, anche da uomini da parte di donne. Che non significa negare a violenza sulle donne, come supposto dal PD. E che ha portato il PD ad essere oggetto delle stesse accuse che il partito aveva rivolto al convegno stesso.
Un lancio di boomerang riuscito al 100%.