Quello dell'Emilia-Romagna è 'buon titolo un distretto di mafia', con tanto di 'maxi indagini' e 'maxi processi'. Lucia Musti, reggente della Procura generale di Bologna dopo il pensionamento del procuratore generale Ignazio De Francisci, non usa perifrasi per inquadrare le infiltrazioni mafiose in Emilia-Romagna. 'Dobbiamo evidenziare in questa sede - dice all'inaugurazione dell'anno giudiziario in Corte d'Appello - che all'iniziale infiltrazione delle mafie nella nostra regione delle associazioni mafiose è succeduto l'insediamento fino all'attuale radicamento'. Per Musti 'è evidente che non è più una questione di presenza di mafiosi, di diffusione della mentalità, ma piuttosto di condivisione del metodo mafioso anche da parte di taluni cittadini emiliano-romagnoli, imprenditori e cosiddetti colletti bianchi, ovverosia professionisti, i quali hanno deciso che 'fare affari' con la 'ndrangheta è utile e comodo'. A questa condivisione 'è seguita la nascita di un metodo nuovo mafioso autoctono dell'Emilia-Romagna che risente fortemente del territorio altamente produttivo che annovera numerose eccellenze anche mondiali', una 'preda ambita' dalle organizzazioni criminali.
Musti: 'L'Emilia Romagna è un distretto di mafia'
'Si registra nascita di un metodo nuovo mafioso autoctono dell'Emilia-Romagna che risente fortemente del territorio altamente produttivo'
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