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Quale futuro per il Pd?

Quale futuro per il Pd?

I circoli sono diventati da tempo, non solo a causa della Pandemia, luoghi dove ci sono poche idee e nessun dibattito


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Le dimissioni di Zingaretti arrivate improvvise colgono nelle loro motivazioni un punto vero ossia che attualmente nel Pd si pensi più alle poltrone che ad altro. Vero problema di oggi è che il gruppo dirigente è troppo numeroso di politici di professione o di aspiranti tali, in costante conflitto tra di loro per la visibilità, per posizioni negli organismi interni e ruoli nelle istituzioni rappresentative. Dirigenti logorati dalla pressione competitiva ma anche dalla sostanziale mancanza di ricambio, acuita dall’organizzazione delle correnti, dal locale al nazionale. Di Modena i rappresentanti delle otto correnti attualmente presenti sono: Stefano Vaccari in rappresentanza della sinistra del ministro Orlando; Giuditta Pini per i giovani turchi di Orfini, l’eletto esterno Piero Fassino di areadem del ministro Franceschini e il presidente Bonaccini rappresentante degli amministratori.

I circoli sono diventati da tempo, non solo a causa della Pandemia, luoghi dove ci sono poche idee e nessun dibattito, dove gli idealisti, chi pensa, se ne vanno o si astengono in attesa di tempi migliori, rimangono così soltanto gli arrivisti e i carrieristi. Non si comprende che la partecipazione dipende prevalentemente da incentivi collettivi di identità, mentre spesso determinano solo coloro che rappresentano la corrente o lo status.
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Tutto ciò non aiuta a crescere e a cambiare ma a consumarsi. Nel partito si riscontra lo strapotere degli eletti negli uffici pubblici a scapito dell’organizzazione e dei corpi intermedi del partito. Oggi nei partiti non conta la base e neanche i dirigenti nazionali: contano solo gli eletti (le poltrone!), cioè chi dispone di risorse economiche e simboliche, indispensabili per aumentare consenso e mantenere la propria posizione. Anche per questo la politica è totalmente sgonfiata da ogni visione di lungo periodo. Urge un cambiamento radicale e passare dalla rappresentatività alla partecipazione, dal locale al nazionale, oltre a tornare a scegliere con chiarezza di essere dalla parte di chi fa fatica, di chi ha un lavoro e non riesce ad andare avanti perchè i diritti calano ogni giorno, per la salute, per la scuola e per servizi sempre più efficienti.

Antonio Vermigli – parte del direttivo del Circolo di Nonantola
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