Dato l’impegno profuso dal Partito Liberaldemocratico nella campagna referendaria, così come quello del segretario Luigi Marattin, riteniamo che non commentare il risultato sarebbe, da parte nostra, quanto meno inopportuno. In attesa che vengano analizzati nel dettaglio dati, flussi e numeri, l’unico elemento certo è che il popolo si è espresso. È noto come i referendum abrogativi raramente raggiungano il quorum; in questo caso, trattandosi di un referendum costituzionale, il tema del quorum non si poneva. Ma è stata ampiamente superato. Resta il rammarico per una campagna referendaria spesso discutibile, segnata da dichiarazioni sopra le righe da parte di entrambi gli schieramenti. Il confronto sul merito della riforma è stato troppo spesso marginale, lasciando spazio a dinamiche più simili a tifoserie contrapposte che a un dibattito serio e approfondito'. A parlare è Matteo Ciaccia, segretario modenese del Pld.
'Un elemento politico che merita attenzione riguarda anche l’impegno degli alleati. Carlo Calenda si è speso in modo significativo per il referendum, ma, in qualità di figura centrale dell’alleanza del cosiddetto “terzo polo 2.0”, emerge una criticità che non può essere ignorata. Il leader di Azione siede in Senato accanto a un solo collega, Marco Lombardo, che tuttavia non risulta aver contribuito attivamente alla campagna, mentre, secondo fonti attendibili, sarebbe stato presente nei luoghi dei festeggiamenti ieri sera.
Allo stesso modo, il cofondatore di Azione, Matteo Richetti, non ha preso parte alla mobilitazione né attraverso i propri canali nazionali né tramite quelli locali. Queste osservazioni non vogliono essere un’ingerenza nei confronti di un altro partito, ma rappresentano una legittima preoccupazione da parte di un alleato - continua Ciaccia -. Considerata la nota passione di Calenda per la storia dell’antica Roma, si potrebbe dire che alcuni tra i suoi più stretti collaboratori abbiano voluto vestire i panni di “Bruto”. Ora l’attenzione si sposta inevitabilmente verso le elezioni politiche del prossimo anno. Tuttavia, all’interno del “terzo polo 2.0”, emerge già una questione politica rilevante che non può essere sottovalutata'.

