'Non ci possiamo più permettere di impiegare 40 anni per ricostruire, come accaduto in Sicilia nella Valle del Belice, ma anche in Emilia con la costruzione post sisma: dopo 12 anni la struttura commissariale è ancora aperta. E ai parlamentari romagnoli, che a differenza di quelli emiliani non scelgono il silenzio, e sottolineano come 9 anni siano segno di sventura, facciamo notare che “delle due l’una”: o è aperta perché lavora alla ricostruzione che quindi dopo 11 anni e mezzo è ancora in corso, oppure è ancora aperta perché “utile” a qualcuno. Questo la Regione a guida Bonaccini dovrebbe spiegare. L’alluvione in Emilia Romagna, come il terremoto, non poteva essere evitata, viste lei dimensioni e la portata - aggiunge Barcaiuolo -. Ma, come ribadito dal Ministro Musumeci, il danno poteva essere contenuto. Abbiamo, in sede di prevenzione, tutto il dovere di contenere il rischio, di evitare che gli italiani piangano vittime o di ritrovarsi senza un tetto. In Italia è spesso mancata la prevenzione, ed è questo il focus sul quale fermarsi a riflettere'.
'Per la ricostruzione, non accettiamo le accuse di lentezza della sinistra: bisogna fare prima le stime, trovare i fondi e poi nominare un commissario. Che pare essere la priorità del Pd. Occorre arrivare il prima possibile a una stima dei danni il più possibile precisa, condizione necessaria per ottenere indennizzi alti. E questo è un lavoro che il Governo sta facendo di concerto coi territori. Sono stati stanziati in tre giorni più di 2 miliardi di euro, sono stati investiti per la prima fase emergenziale, la più grave, ora si cercheranno risorse per la ricostruzione, si organizzano tavoli con le parti sociali, con i sindaci, con le province. Se poi l'unico problema della sinistra sono le interviste del Ministro e il nome del Commissario straordinario qualche domanda occorre porsela: ma non staremo al loro gioco. In ballo c’è il futuro di una regione che si è già rimboccata le maniche per ripartire' - chiude Michele Barcaiuolo.


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